AGI – Papa Leone attinge direttamente dal proprio motto (“nell’unico Cristo siamo uno”) per sottolineare la dimensione fortemente ecumenica del suo primo viaggio apostolico internazionale. A Iznik (Nicea), sopra le rovine dell’antica Basilica di San Neofito, sulle rive del lago Ascanio, il Pontefice, insieme al patriarca Bartolomeo e i capi e rappresentanti delle Chiese cristiane del mondo, ha commemorato i 1.700 anni del primo Concilio ecumenico della storia. E ha lanciato un forte appello affinché siano respinti “l’uso della religione per giustificare la guerra e la violenza” e “ogni forma di fondamentalismo e di fanatismo“.
È una calda giornata di sole a Iznik, 130 chilometri da Istanbul. L’elicottero con a bordo Leone sorvola per tre volte il sito archeologico. Poco prima del suo arrivo il muezzin intona i suoi versi. Sacerdoti e vescovi della chiesa ortodossa greca, siriaca, copta, malankese, armena, protestante e anglicana sono lì. Tutti per pregare un solo Dio, per ricordare che proprio da Iznik nacque il Credo, la preghiera che accomuna tutti i cristiani.
La cerimonia storica a Nicea
Sulla piattaforma che sovrasta i resti della Basilica di San Neofito, distrutta da un terremoto nel 740, sommersa dalle acque del lago e le cui rovine sono riapparse nel 2014, sono esposte una icona di Cristo e una che raffigura i padri riuniti nel Concilio. Papa Leone e il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo camminano fianco a fianco, uniti, in una cerimonia solenne e storica.
Il significato del Concilio di Nicea oggi
“In un tempo per molti aspetti drammatico, nel quale le persone sono sottoposte a innumerevoli minacce alla loro stessa dignità”, il 1.700esimo anniversario del Primo Concilio di Nicea è “un’occasione preziosa per chiederci chi è Gesù Cristo nella vita delle donne e degli uomini di oggi, chi è per ciascuno di noi”, afferma il Pontefice. Questa domanda “interpella in modo particolare i cristiani, che rischiano di ridurre Gesù Cristo a una sorta di leader carismatico o di superuomo, un travisamento che alla fine porta alla tristezza e alla confusione”, sottolinea.
L’appello all’unità e alla pace
La confessione di fede cristologica è di “fondamentale importanza nel cammino che i cristiani stanno percorrendo verso la piena comunione“, rimarca il Papa. Il Credo Niceno “è un legame profondo che unisce già tutti i cristiani”. L’invito è quindi di “superare lo scandalo delle divisioni che purtroppo ancora esistono” e alimentare “il desiderio dell’unità” per una riconciliazione che sia “messaggio di pace e di fraternità universale“, un “appello che proviene dall’intera umanità afflitta da conflitti e violenze“. Fratellanza che le religioni dovrebbero incoraggiare a riconoscere e a praticare, continua Leone che lancia il suo forte appello: “L’uso della religione per giustificare la guerra e la violenza, come ogni forma di fondamentalismo e di fanatismo, va respinto con forza, mentre le vie da seguire sono quelle dell’incontro fraterno, del dialogo e della collaborazione“.
La vittoria secondo Bartolomeo
Il Patriarca Bartolomeo nel suo messaggio di benvenuto ricorda che Nicea deriva dalla parola greca vittoria e “quando il mondo pensa alla vittoria, pensa alla forza e alla dominazione. Ma come cristiani, ci viene detto di pensare in maniera diversa. Il nostro segno paradossale della vittoria è l’inespugnabile segno della Croce“.
La visita alla Moschea Blu di Istanbul
Nel visitare la Moschea Sultan Ahmed, la “Moschea Blu”, di Istanbul, il Pontefice, dopo essersi tolto le scarpe, è stato accolto e accompagnato dal Capo della Diyanet, ovvero il Presidente per gli Affari Religiosi della Turchia Safi Arpagus.
“Ho detto a lui che questa era la casa di Allah e gli ho chiesto se voleva pregare”, ha detto ai giornalisti il muezzin Asqgin Tunca aggiungendo la risposta di Leone: “No. Osserverò solo in giro”. Il Papa non si è raccolto in preghiera come invece fecero i suoi predecessori Benedetto e Francesco.
“Il Papa – ha spiegato la sala stampa vaticana – ha vissuto la visita alla Moschea in silenzio, in spirito di raccoglimento e in ascolto, con profondo rispetto del luogo e della fede di quanti si raccolgono lì in preghiera”.



