giovedì, Novembre 5, 2026
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Germania al voto: Merz-Weidel-Scholz, ecco i tre candidati cancellieri

AGI – Friedrich Merz, Alice Weidel e Olaf Scholz. Sono loro i tre principali leader candidati alla carica di cancelliere per le prossime elezioni legislative tedesche che si svolgeranno domenica 23 febbraio, e tutti cercheranno di rassicurare la popolazione con ricette e strategie anti-crisi. La tornata elettorale arriva in un momento particolarmente complicato per un Paese che è sempre più avvolto da incertezze politiche ed economiche.

Cuore dell’Europa, la Germania rappresenta un quarto della produzione dell’Ue, ma è in recessione per il secondo anno consecutivo e rischia di esserlo anche per il terzo. Nel 2024, il Pil è calato dello 0,2 per cento, dopo che nel 2023 la contrazione era stata dello 0,3%. L’export, asso nella manica dell’industria tedesca, è in forte crisi, conseguenza del crollo del settore manifatturiero e dell’industria automobilistica, con Volkswagen che ha annunciato il taglio di 35.000 posti di lavoro entro il 2030. In frenata risulta anche il settore edile, bloccato da costi inaccessibili per chi vuole costruire la propria casa. Vi è poi il tema dell’immigrazione e della sicurezza, percepite all’interno del paese sempre più fuori controllo. A meno di una settimana dal voto, i nuovi sondaggi danno i cristiano-conservatori di Merz attorno al 30%, AfD di Weidel sopra il 20%, l’Spd al 16% e i Verdi di poco sotto il 13%. Chiude il sorprendente 7% della Linke – che cosi’ facendo riuscirebbe a battere la sua ex leader Sahra Wagenknecht (fondatrice del BSW, al 4%) – e il 5% risicato per entrare al Bundestag del Partito Liberale di Lindner.

 

MERZ, IL FUTURO CANCELLIERE ‘MILIONARIO’

Friedrich Merz, 69 anni, è considerato il più probabile successore di Olaf Scholz. Il leader della Cdu – socialmente conservatore ed economicamente liberale – è visto come un rappresentante delle tradizionali ali conservatrici dell’establishment della Cdu e predica un’inversione completa della politica migratoria attuata dall’ex cancelliera Angela Merkel tra il 2005 e il 2021. Da quando ha assunto la guida del partito nel gennaio 2022, Merz ha voluto porre fine agli anni di centrismo dell’ex cancelliera – sua eterna rivale all’interno della Cdu – che nel 2002 lo aveva rimosso dal ruolo di presidente del gruppo parlamentare. Parlamentare dal 1994, nel 2009 aveva deciso di abbandonare la politica. Dopo la parentesi di quasi un decennio di grande successo finanziario come consulente e uomo d’affari – in cui ha ricoperto tra gli altri il ruolo di presidente del consiglio di vigilanza di BlackRock Germany, nel dicembre 2018 ha annunciato la volontà di concorrere per leadership del partito.

Sconfitto due volte, viene eletto presidente della Cdu nel gennaio del 2022 e la sua elezione è stata interpretata dall’opinione pubblica nazionale e internazionale come una profonda svolta a destra del partito rispetto alle posizioni dei precedenti leader. Merz ha già infranto un tabù presente in Germania dal dopoguerra, ovvero il divieto implicito per i partiti tradizionali di qualsiasi cooperazione con l’estrema destra, facendo adottare a fine gennaio, con i voti dell’AfD, una risoluzione non vincolante sul diritto d’asilo. Nonostante questa mossa, il leader della Cdu insiste nell’escludere qualsiasi tipo di alleanza con il partito di Alice Weidel.

Uno degli slogan della sua campagna elettorale è “Una Germania di cui possiamo essere di nuovo orgogliosi”, in riferimento alle grave condizioni economiche che sta affrontando il Paese. Per Merz, la prima cura per risolvere i problemi economici è quella di “tenere sotto controllo la burocrazia”. Dal punto di vista energetico sostiene che la decisione del precedente governo di chiudere le rimanenti centrali nucleari tedesche nel bel mezzo di una crisi energetica sia stato un errore che ha contribuito all’aumento dei costi. Un altro punto del suo programma è la riduzione del prezzo dell’energia di almeno cinque centesimi per kilowattora, tramite l’abbassamento della tassa sull’elettricità e delle tariffe di rete. Sul tema immigrazione il suo piano prevede controlli permanenti alle frontiere, i respingimenti dei richiedenti asilo e l’introduzione della detenzione amministrativa per gli stranieri autori di reati in attesa di espulsione. 

 

WEIDEL, LA LEADER DELL’ULTRADESTRA

Alice Weidel, 46 anni, è la candidata cancelliera del partito di estrema destra Alternative fur Deutschland, di cui è co-presidente. Economista – ha lavorato per anni per grandi banche come Goldman Sachs e Bank of China – dal 2017 riveste il ruolo di capogruppo di AfD al Bundestag. Il suo partito, che prima delle europee è stato cacciato dal gruppo di ‘Identità e democrazia’ perché il suo capolista Maximilian Krah ha detto che “le Ss non erano necessariamente criminali”, è nato oltre dieci anni fa, diventando nel tempo il partito della ‘lotta all’immigrazione incontrollata’. Dopo la vittoria a settembre delle elezioni in Turingia e in Sassonia, Weidel è pronta ad affermarsi anche alle elezioni legislative. Il tema dei migranti è in vetta all’agenda del partito della Weidel, la quale ha promesso che, se al potere, entro i primi 100 giorni le frontiere tedesche verrebbero “sigillate” e ci sarebbero “rimpatri su larga scala”.

All’ultimo congresso del partito ha inoltre adottato il termine “remigrazione” per indicare l’espulsione immediata delle persone migranti irregolari nel paese, ma anche – secondo alcuni – di immigrati con cittadinanza tedesca. Un altro cavallo di battaglia di AfD è l’attacco alle politiche energetiche del governo uscente. Sul tema ha più volte dichiarato di volersi ritirare dall’Accordo di Parigi e di “rifiutare ogni politica e ogni tassa relativa alla presunta protezione del clima”. Weidel, nonostante sia sposata con una donna, con la quale cresce due figli, è poi fra le più fiere avversatrici di qualsiasi politica di estensione dei diritti delle persone Lgbt. In linea con questa idea, all’ultimo congresso ha promesso che qualora andasse al governo chiuderà tutti i corsi di “studi di genere” nelle università tedesche. Infine, dal punto di vista economico, la leader di AfD si professa liberista, puntando su un grande taglio delle tasse e su una ‘super-sburocratizzazione’.

 

SCHOLZ, IL CANCELLIERE USCENTE CHE TENTA DI RESTARE IN SELLA

Nonostante l’impopolarità record, il leader 66enne dei socialdemocratici – il partito più antico del paese che oggi affronta una grave crisi di consensi – è fermamente convinto che la sua combattività e la sua compostezza gli consentiranno di assicurarsi un nuovo mandato alla guida della Germania, come accadde contro ogni previsione alle scorse elezioni. Al governo dal 2021 – dopo essere stato ministro delle Finanze e Vice Cancelliere di Merkel dal 2018 – Olaf Scholz è riuscito a raccogliere la fiducia necessaria per guidare la coalizione “semaforo”, naufragata a novembre in seguito all’uscita dei liberali del Fdp dall’esecutivo.

Nei suoi 4 anni al Bundeskanzleramt ha aumentato i sussidi di disoccupazione tramite il Burgergeld – una prestazione sociale rivolta alle persone abili al lavoro, che si trovano in condizioni di indigenza – ha introdotto la pensione minima ‘Grundrente’ e, su spinta dei Verdi, il Fondo per il Clima e la Trasformazione (Ktf) da 212 miliardi. La sua ricetta per cercare di riconquistare terreno è uno spostamento a sinistra attraverso una campagna in cui i socialdemocratici difendono l’aumento del salario minimo, la riduzione dell’IVA sui prodotti alimentari al 5% e una migliore tutela per gli inquilini. Dalla fine di gennaio, Olaf Scholz si è fortemente mobilitato contro il suo rivale conservatore Friedrich Merz, criticato per essersi alleato con il partito di estrema destra AfD al fine di portare avanti la legge sull’immigrazione. Ha inoltre accusato il suo avversario e probabile nuovo cancelliere, di essere “una testa calda”. Per questo si candida come ‘rassicuratore’ di una Germania sempre più disorientata dalla crisi economica e dagli sconvolgimenti geopolitici. 

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