domenica, Novembre 30, 2025
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Non sottovalutare l’apnea notturna, può provocare il Parkinson

AGI – Un nuovo, vastissimo studio condotto su 11 milioni di statunitensi, aggiunge un tassello importante ai rischi legati all’apnea notturna non trattata. Oltre ai disturbi cardiovascolari e metabolici già noti, emerge ora un’associazione significativa anche con il morbo di Parkinson. La ricerca, pubblicata il 24 novembre sulla rivista JAMA Neurology, mostra che le persone a cui è stata diagnosticata l’apnea notturna ma che non utilizzavano un dispositivo CPAP, la ventilazione a pressione positiva continua che mantiene aperte le vie respiratorie durante il sonno, avevano quasi il doppio delle probabilità di sviluppare il Parkinson rispetto a chi invece seguiva correttamente la terapia.

“Non significa che chi soffre di apnea notturna svilupperà certamente il Parkinson, ma le possibilità aumentano in modo significativo”, ha spiegato il coautore dello studio Gregory Scott, assistente professore di patologia all’Oregon Health & Science University (OHSU) e patologo del Veterans Affairs di Portland. Il morbo di Parkinson, malattia neurodegenerativa, diventa più comune dopo i 60 anni. Per comprendere se l’apnea notturna potesse rappresentare un ulteriore fattore di rischio, i ricercatori hanno analizzato oltre vent’anni di cartelle cliniche, dal 1999 al 2022. Anche tenendo conto di variabili come età, obesità e ipertensione, il risultato è rimasto chiaro: l’apnea non trattata espone a un rischio quasi raddoppiato.

I cali di livelli di ossigeno nel sangue

L’apnea notturna comporta frequenti interruzioni della respirazione, con conseguenti cali dei livelli di ossigeno nel sangue. A lungo andare, spiegano gli studiosi, questa condizione può influenzare negativamente la salute dei neuroni. “Se smetti di respirare e l’ossigeno non è a un livello normale, anche i neuroni non funzionano come dovrebbero”, ha spiegato l’autore principale dello studio, Lee Neilson, neurologo e docente all’OHSU. “Notte dopo notte, anno dopo anno, questo può avere ripercussioni che aiutano a spiegare perché il trattamento con CPAP possa offrire una certa protezione contro malattie neurodegenerative come il Parkinson”.

Secondo Neilson, i risultati dello studio sono così convincenti da poter influenzare la pratica clinica corrente. La CPAP di nuova generazione, ha ricordato, è più semplice da usare e più efficace rispetto al passato. “Le persone che utilizzano il loro CPAP lo adorano”, ha raccontato. “Si sentono meglio, sono meno stanchi. E forse, sapere che il trattamento potrebbe anche ridurre il rischio di Parkinson potrà convincere più persone a provarlo”.

Il messaggio dello studio

Il messaggio dello studio è chiaro: non sottovalutare i disturbi del sonno. Diagnosticare e trattare tempestivamente l’apnea notturna non migliora solo la qualità della vita quotidiana, ma potrebbe contribuire a proteggere il cervello nel lungo periodo.

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