AGI – Un’altra notte di proteste in piazza. Non si ferma la rivolta in Iran contro il regime e il caro vita. Dopo due settimane di manifestazioni, la reazione della Repubblica islamica si fa sempre più dura. Migliaia gli arresti e si temono centinaia di morti.
E sempre più alto è il muro della censura eretto dalle autorità del Paese: internet è fuori uso da giorni. I pochi video che riescono a bucare il bavaglio della censura danno conto di una possibile strage.
Dal regime partono spari contro la folla. Alcuni testimoni raccontano che gli ospedali sono ormai al collasso e non riescono più ad assicurare adeguate cure mediche per il massiccio afflusso di pazienti.
“ll popolo iraniano non può tollerare di essere sottomesso agli stranieri”, ha scritto ieri era sui social la Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Khamenei.
Ma gli spari sulle proteste scuotono la comunità internazionale. “Siamo pronti ad aiutare i manifestanti che lottano per la libertà”, assicura il presidente americano Donald Trump.
Il blocco di internet ha superato le 60 ore
Il blackout di internet imposto dalle autorità in Iran ha superato le 60. Lo ha riferito l’ong Netblocks sul suo sito. “I livelli di connettività nazionale continuano a rimanere intorno all’1 dei livelli ordinari”, si legge, “la misura di censura rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani in un momento chiave per il futuro del paese”.
“I giudici usino il pugno di ferro”
Il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Ali Larijani, ha invitato la magistratura a usare il pugno di ferro contro i manifestanti che da due settimane protestano contro il regime iraniano. “La magistratura dovrebbe occuparsi con decisione dei responsabili della situazione di insicurezza”, ha detto a quanto riporta il Tehran Times.
Gli scontri
Le manifestazioni contro il carovita sono arrivate al quindicesimo giorno. Sei ospedali di Teheran hanno registrato un “numero record” di 217 manifestanti uccisi, da quando le autorità iraniane hanno iniziato a reprimere le proteste aprendo il fuoco sui dimostranti.
Trump: “Usa pronti ad aiutare”
“L’Iran sta guardando alla libertà, forse come mai prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare!!! Presidente Donald J. Trump”. Lo scrive su Truth il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Poco prima il presidente statunitense aveva condiviso un tweet del senatore statunitense Lindsey Graham in cui avvertiva che la “brutalita’” perpetrata contro i manifestanti in Iran “non rimarrà inascoltata”.
Khamenei, non ci sottometteremo agli stranieri
“La Repubblica islamica non farà marcia indietro di fronte ai vandali. Il popolo iraniano non può tollerare di essere sottomesso agli stranieri”. Lo scrive sui social la Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Khamenei.
Netanyahu: “Se ci attaccano conseguenze orribili”
“Se l’Iran ci attaccasse, cosa che potrebbe fare, ci sarebbero conseguenze orribili per l’Iran. Questo è certo. Per tutto il resto, penso che dovremmo vedere cosa sta succedendo in Iran”. Lo ha dichiarato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in un’intervista all’Economist. Il riferimento è a all’accusa mossa da Teheran a Israele di voler destabilizzare il Paese, ritenendolo “responsabile della situazione attuale” e affermando di essere “nel mezzo di una guerra e di una cospirazione”.
L’esercito iraniano ha dichiarato – secondo quanto riporta Aljazeera – che il nemico sta tentando di destabilizzare il Paese “attraverso una nuova cospirazione e con il supporto dell’entità sionista“. Ha invitato la popolazione a “mantenere la vigilanza e l’unità per sventare tutte le cospirazioni nemiche”. Ha concluso affermando che “l’esercito – e il resto delle forze armate – stanno monitorando i movimenti nemici nella regione e affronteranno con forza qualsiasi cospirazione”.
In questo contesto, l’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars ha citato il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, il quale ha affermato che “Israele è responsabile della situazione attuale”. Il funzionario iraniano ha sottolineato che il suo Paese è “nel mezzo di una guerra; non c’è pace né cessate il fuoco”. Da parte sua, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha affermato che “proteggere le conquiste della rivoluzione e la sicurezza del Paese è una linea rossa”.
Il premio Nobel, “temo il massacro”
I canali televisivi in lingua persiana all’estero trasmettono video di molti manifestanti a Mashhad a est, Tabriz a nord e nella città santa di Qom. Ma con la rete oscurata, faticano ad arrivare anche le informazioni sulle dimensioni della repressione governativa.
La vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2003, l’avvocato iraniano esiliata Shirin Ebadi, ha dichiarato di temere un “massacro sotto la coltre di un blackout totale“.
La connettività è ridotta all’1% del livello abituale, secondo l’Ong Netblocks. La Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ha avvertito ieri che il suo paese non si “tirerà indietro” di fronte alle proteste che sfidano la Repubblica Islamica, al potere dal 1979. E la magistratura ha avvertito che la punizione dei “rivoltosi” sarà “durissima”. L’amministrazione americana è tornata a schierarsi al fianco dei manifestanti che da 14 giorni protestano in Iran contro il regime. “Gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano“, ha scritto su X il segretario di Stato, Marco Rubio.



