AGI – La rapida trasformazione di una piccola scuola di provincia in ingranaggio della propaganda bellica del Cremlino diventa un monito sul futuro della società russa e un segnale d’allarme sulle interferenze della politica nell’istruzione, non solo in Russia. A raccontarla è Pavel “Pasha” Talankin, 33 anni, ex insegnante e co-regista del documentario ‘Mr. Nobody Against Putin’, entrato nella shortlist per gli Oscar 2026.
“La dittatura arriva all’improvviso, nessuno le stende il tappeto rosso”, racconta Talankin all’AGI da New York, dove è impegnato nella campagna di promozione del film. “Nelle scuole russe è arrivata in poco più di due settimane”. L’invasione dell’Ucraina inizia il 24 febbraio 2022 e il 14 marzo, la guerra entra ufficialmente nelle aule. È il giorno in cui la direzione dell’istituto elementare n.1 di Karabash, cittadina industriale sugli Urali, dove Talankin insegnava e coordinava le attività extracurriculari, riceve un ‘prikaz’, un ordine firmato dai ministeri dell’Istruzione federale e regionale. “Arrivavano lezioni già confezionate, con istruzioni precise su chi doveva insegnare cosa”. Le scuole diventano “piattaforme di reclutamento”, denuncia il regista. L’obiettivo è inculcare il culto della guerra, la lealtà allo Stato, il sacrificio per la patria e la narrazione ufficiale del conflitto con l’Occidente. “Il ‘prikaz’ è arrivato a tutte le scuole della regione, e sono certo anche nel resto del Paese”, afferma.
Il cambiamento radicale e la decisione di filmare
Prima dell’invasione dell’Ucraina, Talankin filmava assemblee, spettacoli, cerimonie e gare sportive; con gli studenti partecipava persino a concorsi di stand-up comedy. Da quel 14 marzo 2022, il suo ruolo cambia radicalmente: gli viene chiesto di riprendere lezioni ed eventi patriottici. “Il tempo che prima dedicavo ai ragazzi lo passavo a caricare video in un database del ministero, per dimostrare che la scuola rispettava le direttive”. Diviso tra rabbia e senso di colpa, e sconvolto dalla trasformazione di una scuola che considerava una seconda famiglia – lui stesso aveva studiato lì e sua madre ci lavora ancora – Talankin si dimette, poi torna sui suoi passi. Decide di filmare tutto e trasformarlo in un documento storico. Con grandi rischi: “Una mossa sbagliata, una telefonata di troppo, e avrei rischiato 15-20 anni di carcere“.
La produzione del documentario e i contenuti della propaganda
Inizia a contattare testate indipendenti, finché il materiale arriva al documentarista statunitense David Borenstein, che lavora con lui a distanza per due anni, occupandosi del montaggio e della regia. Nel film scorrono alzabandiera, canti patriottici, lettere ai soldati, gare di lancio di granate. In classe, le ‘conversazioni su cose importanti’: lezioni di propaganda in cui si parla di “denazificazione” e “demilitarizzazione” dell’Ucraina. Parole nuove, spesso pronunciate con imbarazzo dagli insegnanti, ma rapidamente normalizzate.
L’efficacia dell’indottrinamento scolastico
Talankin filma anche le proprie riflessioni e le paure degli studenti, con i quali aveva un rapporto di fiducia. Quando ai professori viene chiesto di ripetere a pappagallo i messaggi del Cremlino, “funziona”. “I bambini hanno lo stesso insegnante per quattro anni: è un potere enorme“. Gli alunni più grandi forse dubitano, “ma i più piccoli no”, fa notare. “Bisogna capire che la propaganda in Russia è ovunque: teatri, tv, cinema, radio, musei. Puoi evitare la televisione o il teatro. Ma non puoi non andare a scuola“.
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La fuga, il debutto e le reazioni del regime
Quando capisce che la sua vita è in pericolo, Talankin pianifica la fuga. Nel giugno 2024, lascia la Russia via Turchia, portando con sé sette hard disk di filmati. ‘Mr. Nobody Against Putin’ debutta al Sundance Film Festival nel gennaio 2025. Una settimana prima, però, una copia pirata arriva a Karabash: l’Fsb ispeziona la scuola e invita gli insegnanti a interrompere ogni contatto con Talankin, ormai bollato come “traditore“.
I rischi a lungo termine e il monito globale
Secondo diversi analisti russi, l’indottrinamento dei giovani è uno degli ambiti in cui lo Stato si avvicina di più al totalitarismo. “La Russia sta crescendo una generazione pronta a morire per la patria, che romanticizza la guerra e la considera parte della normalità”, avverte Talankin, sottolineandone i rischi a lungo termine anche in uno scenario post-Putin. Il documentario smonta l’equazione tra critica al potere e tradimento della patria, centrale nella narrativa del Cremlino. Un meccanismo che, avverte Talankin, può attecchire anche altrove, a partire dalla scuola. “Dopo le proiezioni che stiamo facendo qui negli Stati Uniti molti si alzano e dicono: ‘Anche da noi inizia a essere così'”. Il maestro diventato suo malgrado regista e dissidente ricorda, infine, una riunione del personale scolastico: “Gli insegnanti hanno chiesto: ‘Quando torneremo a insegnare davvero? Tutto quello che facciamo è marciare e cantare’. La risposta è stata: ‘Questo è il tempo in cui viviamo. Marciate, cantate, filmate, pubblicate. Se non lo facciamo, siamo nei guai’. Io ho filmato e pubblicato. E adesso guardate”.



