AGI – Non questioni tecniche, ma la democrazia. Questa la posta in palio al prossimo referendum, per Costruire l’Alternativa, il ‘correntone‘ del Partito Democratico che ha visto la luce a novembre in quel di Montepulciano.
Alle Industrie Fluviali, nel quartiere Ostiense di Roma, l’area della maggioranza dem si è data appuntamento per suonare la carica in vista dell’appuntamento del 22 e 23 marzo. Sullo sfondo ci sono le parole della premier Giorgia Meloni sulla magistratura, dopo la sentenza Sea-Watch definita dalla premier “assurda”, nonché “abnorme” dal presidente del Senato, Ignazio La Russa. E, soprattutto, dopo la frase del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul sistema “paramafioso” che, per il responsabile di Via Arenula, caratterizzerebbe le correnti della magistratura.
La crisi istituzionale e le reazioni dem
“Se si tratta di applicazioni abnormi della legge perché il giorno dopo non partono gli ispettori del ministero per vedere se c’è una applicazione abnorme della legge?”, è la sfida lanciata da Andrea Orlando, esponente di punta della maggioranza dem ed ex ministro di Giustizia. Parole, quelle della premier e del Guardasigilli, che hanno aperto una “crisi istituzionale“, dice Peppe Provenzano. “Non dobbiamo trasformare un referendum costituzionale in una crisi istituzionale. Perché questo sta accadendo per colpa della destra“, sottolinea ancora il deputato e responsabile Esteri Pd che manda un messaggio al ministro Nordio: “Se vuole davvero abbassare i toni, chieda scusa perché ha parlato di mafia attaccando il potere dello Stato più esposto alla minaccia mafiosa”. Un appello, quello dei dem, che fa eco al richiamo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “le alte istituzioni rispettino il Consiglio Superiore della Magistratura“. Parole che per i dem la maggioranza ha fatto cadere nel vuoto. “Ieri il presidente della Repubblica ha chiesto rispetto per le istituzioni, a partire dal Csm, e un abbassamento dei toni. Immediatamente dopo la presidente del Consiglio con un video non solo ha attaccato la magistratura, ma ha dimostrato indifferenza e ostilità nei confronti del capo dello Stato”.
La separazione dei poteri e la slavina istituzionale
Per la deputata Michela Di Biase il Capo dello Stato “ha ristabilito qual è il rispetto che si deve al Csm e quanto importante sia la separazione dei poteri nel nostro Paese. Lo ha fatto perché le parole di Nordio che ha dato dei para-mafiosi ai magistrati non sono da Paese civile. In altri Paesi più civili, questo avrebbe portato alle dimissioni del ministro della giustizia“. Andando nel merito della riforma, i dem sottolineano che il ‘combinato disposto’ fra questa, la riforma del premierato e la riforma della legge elettorale porterebbe a una “slavina istituzionale“, il ‘copyright’ è ancora di Provenzano, che avrebbe come effetto quello di “ritrovarci Meloni al Quirinale“.
Il deputato Federico Fornaro la spiega così: “Questa riforma è legata al premierato. Ci vogliono portare a Budapest, bella città. Ma io preferisco Roma e la nostra democrazia. Orban dice chiaramente di governare una democrazia illiberale. E questo è il traguardo a cui vuole arrivare la destra. Vogliono delle elezioni simili a una ordalia medievale, in cui chi vince prende tutto. Il 22 e il 23 non è in gioco una questione tecnica, ma è in gioco la natura stessa della nostra Costituzione, della nostra democrazia, della separazione dei poteri e del pluralismo“. E Federico Gianassi, capogruppo dem in Commissione Giustizia: “La destra sta cercando di ribaltare la natura della sfida referendaria, che è il cambiamento della visione di democrazia. Questa è una sfida politica, che riguarda la qualità della democrazia e i diritti dei cittadini che sarebbero meno garantiti se vincesse il sì“. Per Gianassi, d’altra parte, “in questa riforma non c’è scritto nulla a proposito delle garanzie dei cittadini. Non c’è nessuna norma specifica sul processo perché non è questo l’interesse del governo. Ma c’è qualcosa di più: c’è la mutazione genetica del pubblico ministero“.
L’appello alla partecipazione e i sondaggi
Per tutte queste ragioni, il ‘correntone‘ Pd chiama tutti a una campagna ‘pancia a terra’. I sondaggi che vengono snocciolati anche nei conciliaboli da Transatlantico parlano di un vantaggio del No sul Sì. E anche l’ospite delle Industrie Fluviali, Corrado Augias, invita ad approfittarne: “Abbiamo visto l’affluenza calare in maniera vertiginosa. Questo referendum potrebbe riaccendere una fiammella di interesse e partecipazione. È quella fiammella che deve essere riaccesa”.



