venerdì, Febbraio 20, 2026
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“Dazi di Trump illegittimi”, che succede dopo la decisione della Corte Usa

AGI -. Adesso che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi i dazi imposti dal presidente Donald Trump a più di novanta Paesi, in base a una legge sulle emergenze economiche, come funzionerà con i rimborsi? I giudici non hanno chiarito questo punto, ma in teoria il governo americano dovrebbe restituire gran parte dei dazi, che ammontano a circa 175 miliardi di dollari.

Per quasi tutti i beni soggetti a dazi, un importatore deposita una cauzione presso l’agenzia Customs and Border Protection e paga un dazio stimato sulla merce per poterla introdurre negli Stati Uniti. Il governo effettua poi una determinazione finale del valore dei dazi su quei beni, un processo detto “liquidazione“: in media avviene circa nove mesi dopo l’ingresso delle merci, cioè 314 giorni. I pagamenti in eccesso vengono rimborsati oppure, in caso contrario, tocca all’importatore versare altri soldi.

Chi si occuperà dei rimborsi

Il caso tornerà alla Court of International Trade, cioè la Corte degli Stati Uniti per il commercio internazionale, che si occuperà di come gestire i rimborsi. Questo tribunale federale ha giurisdizione su controversie legate al commercio internazionale, inclusi i dazi e le importazioni. La Corte Suprema non ha indicato alcuna disposizione in merito. In un’opinione dissenziente, uno dei tre giudici nominati da Donald Trump, Brett Kavanaugh, ha affermato che la decisione della Corte probabilmente genererà gravi conseguenze pratiche a breve termine, compresi i rimborsi. Nel corso delle udienze aveva messo in guardia da un possibile “caos” se i giudici avessero annullato i dazi.

Come verranno gestiti i rimborsi

Sono più di un migliaio le cause presentate dagli importatori presso il tribunale commerciale per ottenere rimborsi. Dopo il pronunciamento della Corte Suprema è probabile che ne seguano molte altre. Secondo gli esperti legali, non è chiaro se possa essere costituita un’azione collettiva per coprire la vasta gamma di aziende che hanno pagato i dazi. Secondo la legge commerciale statunitense, gli importatori hanno due anni di tempo per fare causa. Il processo potrebbe penalizzare le piccole imprese, sulle quali i dazi hanno avuto un peso maggiore in rapporto al giro d’affari e agli strumenti finanziari a disposizione. Alcuni piccoli importatori potrebbero rinunciare a un potenziale rimborso piuttosto che pagare migliaia di dollari in spese legali e giudiziarie.

Sarà davvero un caos come sostiene Kavanaugh?

La Corte per il commercio internazionale ha già gestito rimborsi su larga scala, ma forse siamo davanti a un caso più complicato. Il precedente da ricordare risale a quarant’anni fa: il Congresso aveva emanato nell’86 una tassa per la manutenzione dei porti, calcolata sul valore di tutte le merci in entrata e in uscita dai porti statunitensi. La Corte Suprema aveva stabilito nel ’98 che parte della tassa era incostituzionale.

La Corte per il commercio aveva gestito un processo di rimborso che coinvolgeva oltre centomila richiedenti, sotto la supervisione della giudice Jane Restani, 77 anni, nominata da Ronald Reagan e ancora in carica. Il governo, nel frattempo, ha modernizzato il sistema di rimborsi: ha tracciato i pagamenti dei dazi e migliorato i sistemi di registrazione, il che dovrebbe facilitare la determinazione dell’ammontare dei rimborsi.

Le piccole imprese, però, temono di venire beffate: hanno chiesto all’amministrazione Trump di emettere rimborsi automatici ed espresso preoccupazione che il governo possa esaminare la documentazione di importazione in modo da rallentare il processo di rimborso.

Anche se i rimborsi vengono distribuiti, sostengono gli esperti legali, alcune aziende potrebbero non ricevere i soldi, perché non considerati importatori ufficiali, cioè l’entità responsabile di garantire che le merci siano conformi alle normative. In quel caso, le procedure potrebbero durare anni.

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