AGI – Gli elettori in Texas si preparano a esprimere oggi un verdetto sulle primarie per il Senato dello Stato della “Lone Star”, dando il via al ciclo delle elezioni di metà mandato e alla battaglia ad alta tensione di quest’anno per il controllo del Congresso. Il senatore in carica, il repubblicano John Cornyn, affronta la sfida politica più difficile della sua carriera nelle primarie repubblicane contro il procuratore generale del Texas Ken Paxton e il deputato Wesley Hunt. Sul fronte opposto c’è un duello molto atteso, che sta appassionando gli elettori democratici: quello tra il deputato statale, e candidato in ascesa, James Talarico e la combattiva deputata Jasmine Crockett. Entrambi puntano alla prima vittoria statale del loro partito da decenni.
La corsa elettorale – che ha già battuto record di spesa e registrato un’impennata nell’affluenza al voto anticipato – rappresenta un test di direzione politica e di eleggibilità per entrambi i partiti in Texas, oltre che un possibile anticipo delle dinamiche che potrebbero dominare le elezioni di metà mandato, in programma a novembre. “Stiamo guardando l’elefante nella stanza, ovvero, per la prima volta in una generazione, primarie competitive per il Senato degli Stati Uniti su entrambi i fronti”, ha dichiarato al The Hill il consulente repubblicano texano Vinny Minchillo. Il seggio di Cornyn è stato a lungo considerato sicuro per i conservatori, ma il senatore al suo quarto mandato sta lanciando l’allarme sostenendo che il suo posto è a rischio, mentre Paxton, esponente di punta del movimento Maga e coinvolto in scandali finanziari, è in testa nei sondaggi. Decision Desk HQ indica Paxton in vantaggio di quattro punti, con il 39% contro il 35% di Cornyn. Ma poiché nessuno dei due ha superato il 50%, si prevede un ballottaggio il 26 maggio. Il terzo candidato, Hunt, è al 17% e fuori dai giochi.
Le primarie repubblicane e il movimento Maga
Le primarie repubblicane rappresentano anche un test per i Maga in Texas, che nel 2024 ha votato per il presidente Donald Trump con un margine di 14 punti. Tutti e tre i candidati hanno sottolineato il loro allineamento con il presidente, che però finora non ha appoggiato ufficialmente nessuno di loro. “Se fosse Cornyn contro Talarico o Crockett, penso che sarebbe finita. Non ci sarebbe proprio gara. Non credo che nessuno dei due candidati democratici possa battere Cornyn alle elezioni generali”, ha detto Minchillo. Pur non credendo che Talarico o Crockett possano battere Paxton, Minchillo ha affermato che una candidatura di Paxton farebbe “sentire ai democratici di avere una possibilità”.
Costi record e speranze democratiche
La corsa elettorale intanto risulta già la più costosa mai registrata, con oltre 128 milioni di dollari in pubblicità, secondo AdImpact. Settanta milioni sono stati spesi solo per Cornyn. La spesa totale dei repubblicani è stata più del triplo di quella dei democratici. Chiunque emerga dalle primarie repubblicane è favorito per vincere a novembre, ma gli strateghi democratici ricordano le elezioni di metà mandato del 2018, quando i democratici andarono vicini a sconfiggere il senatore conservatore Ted Cruz. E alla Casa Bianca c’era Trump.
I candidati democratici: Crockett e Talarico
Crockett, esponente progressista combattiva alla Camera, ha un alto livello di notorietà che potrebbe mobilitare gli elettori democratici. Considerata una combattente, è diventata virale per i suoi attacchi taglienti contro i repubblicani sia in Texas sia a Washington. Talarico, finito sui titoli dei giornali come uno dei democratici fuggiti dal Texas per rallentare un piano di ridefinizione dei collegi guidato dal Gop lo scorso anno, è visto come un candidato più misurato ma carismatico. Seminarista presbiteriano ed ex insegnante di scuola media, ha suscitato le speranze di molti democratici di poter attrarre anche elettori dell’altro schieramento. Una vittoria di Talarico, sostengono gli analisti, suggerirebbe un desiderio di “una visione più unificante e di un marchio più texano“.
Ottimismo democratico e affluenza al voto
Ma quello che alla fine, per i democratici, conterà, sarà il risultato di novembre. E i progressisti, dopo anni, cominciano a sognare il clamoroso sorpasso. Ad alimentare l’ottimismo c’è l’affluenza al voto anticipato che ha superato i livelli degli ultimi cicli elettorali. Secondo i dati di VoteHub aggiornati a sabato, circa 1,3 milioni di schede sono state espresse nelle primarie repubblicane, rispetto a 1 milione nel ciclo di metà mandato del 2022. Sul fronte democratico, circa 1,5 milioni di schede sono state espresse, più del doppio delle 625 mila del 2022.



