martedì, Marzo 17, 2026
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Missione Hormuz, c’è chi dice no a Trump

AGI – Si moltiplicano i rifiuti degli alleati degli Stati Uniti all’ipotesi di una missione militare internazionale nello stretto di Hormuz, dopo l’appello del presidente americano, Donald Trump, a mobilitare partner e alleati per garantire la libertà di navigazione nel passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio.

Da Europa all’Indo-Pacifico, diversi governi hanno escluso l’invio di forze militari o il coinvolgimento della Nato, privilegiando invece soluzioni diplomatiche o coalizioni alternative.

Ristabilire la libertà di navigazione

Il premier britannico Keir Starmer ha chiarito che Londra lavora con i partner su un piano per ristabilire la libertà di navigazione, ma ha escluso un ruolo dell’Alleanza Atlantica. “Non sarà e non è mai stata prevista come una missione della Nato”, ha detto, sottolineando che si tratterebbe piuttosto di una coalizione di partner con Paesi europei, Stati del Golfo e Stati Uniti. Starmer ha anche assicurato che il Regno Unito “non si lascerà trascinare in una guerra più ampia“. Berlino ha ribadito che la guerra contro l’Iran “non ha nulla a che vedere con la Nato”. Il portavoce del governo Stefan Kornelius ha ricordato che l’Alleanza è un’organizzazione di difesa territoriale e che manca il mandato per intervenire fuori dall’area dei suoi membri. Il ministro della Difesa Boris Pistorius ha escluso una partecipazione militare tedesca, proponendo piuttosto iniziative diplomatiche per garantire la sicurezza del passaggio nello stretto.

La Grecia, da parte sua, ha escluso qualsiasi coinvolgimento in operazioni nello stretto di Hormuz. Un portavoce del governo ha dichiarato che “non esiste alcuna possibilità di intervento della Grecia“, nonostante il Paese guidi la missione navale europea Aspides per la protezione del traffico commerciale nel Mar Rosso.

La posizione della Spagna

Madrid ha invitato ancora una volta alla prudenza. Il ministro degli Esteri Jose’ Manuel Albares ha avvertito che “non bisogna fare nulla che aggiunga ancora più tensione o escalation” nella regione.

Polonia e Lituania: apertura cauta

Polonia e Lituania, due Paesi tradizionalmente molto atlantisti, si sono mostrati più aperti a valutare un eventuale appello statunitense, ma senza impegni concreti. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha ricordato che il presidente Karol Nawrocki ha già escluso la partecipazione delle forze armate polacche.

Giappone e Australia: alleati prudenti

Il Giappone ha escluso l’invio di mezzi militari nello stretto, nonostante la storica alleanza con Washington e la forte dipendenza energetica dalle rotte del Golfo. Così come l’Australia ha respinto l’ipotesi di partecipare a una missione militare nello stretto di Hormuz, mantenendo una linea prudente nonostante il tradizionale allineamento strategico con gli Stati Uniti.

L’ipotesi di estensione della missione UE Aspides

Nel frattempo, in Europa si discute di una possibile estensione allo stretto di Hormuz della missione navale dell’UE Aspides, nata per proteggere le navi mercantili dagli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso. Tuttavia, diversi governi europei ritengono prematuro prendere una decisione nel breve periodo.

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