AGI – La Banca Centrale Europea ha mantenuto all’unanimità i tassi di interesse invariati e ha avvertito che l’impennata dei prezzi dell’energia dovuta alla guerra in Medio Oriente rischia di alimentare l’inflazione e di frenare la crescita nell’Eurozona nel tempo. “La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”, si legge nella nota al termine del direttivo.
Il conflitto, si aggiunge, “avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici”. Le implicazioni a medio termine “dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia”, spiega la nota.
Per il momento, i custodi dell’euro hanno scelto di non modificare la propria politica monetaria: il tasso sui depositi, che funge da parametro di riferimento, rimane fisso al 2%, come da luglio, mentre l’inflazione si è mantenuta intorno all’obiettivo del 2% negli ultimi mesi. La presidente Christine Lagarde ha sottolineato che l’Eurotower “è ben posizionata per affrontare l’incertezza” generata dal conflitto in Iran.
“L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2%, le aspettative dei prezzi a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri”, ha aggiunto. “Monitoriamo attentamente la situazione e il nostro approccio basato sui dati ci aiuterà a stabilire la politica monetaria più appropriata”, ha detto ancora Lagarde. Inoltre ha sottolineato che “qualsiasi misura fiscale in risposta allo shock energetico dovrebbe essere temporanea e mirata”.
Nuove proiezioni
La Bce ha pubblicato le nuove proiezioni che vedono stime al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita.
Inflazione
Nello scenario di base l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Rispetto alle proiezioni di dicembre, l’inflazione è stata rivista al rialzo, in particolare per il 2026, in ragione dell’incremento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Anche tali valori sono più elevati rispetto alle proiezioni di dicembre, principalmente per effetto dei rincari dei beni energetici che si trasmettono all’inflazione al netto di energia e alimentari.
Pil
Gli esperti Bce si attendono una crescita economica pari in media allo 0,9% nel 2026, all’1,3% nel 2027 e all’1,4% nel 2028, con una revisione al ribasso, in particolare per il 2026, derivante dagli effetti a livello mondiale che la guerra produrrà sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Al tempo stesso, il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, la spesa pubblica per difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere la crescita.
‘Agire di istinto’ e le altre banche
In assenza di segnali di un’accelerazione dell’inflazione di base, che esclude i prezzi volatili dell’energia e delle materie prime, la Bce “non ha davvero motivo di aumentare i tassi”, ha dichiarato all’Afp Reinhard Pfingsten, responsabile degli investimenti di ApoBank. “Agiranno d’istinto”, ha aggiunto. Altre banche centrali hanno già optato per la prudenza. La Federal Reserve Usa ha mantenuto i tassi invariati ieri per la seconda riunione consecutiva, spiegando che “le implicazioni degli eventi in Medio Oriente per l’economia statunitense sono incerte”. Anche la Banca d’Inghilterra ha lasciato invariato il suo tasso di interesse di riferimento al 3,75% oggi, così come la Banca del Giappone e la Banca Nazionale Svizzera. Queste banche centrali hanno valutato che l’inflazione complessiva sarà più elevata nei prossimi mesi a causa dello shock provocato dal conflitto in Medio Oriente.



