sabato, Marzo 21, 2026
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Cosa sta succedendo con il blocco dello Stretto di Hormuz

AGI – A partire dai primi giorni del nuovo conflitto in Medio Oriente lo Stretto di Hormuz è stato dichiarato ufficialmente “zona di operazioni belliche”. Questa situazione ha causato un blocco pressoché totale del traffico marittimo in uno dei passaggi più strategici al mondo, che in tempi di pace è attraversato da oltre 130 navi al giorno.

L’effetto guerra ha fatto crollare il volume di traffico del 90-94%, con transiti giornalieri tra 0 e 5 negli ultimi giorni. L’International Maritime Organizzativo parla di oltre mille imbarcazioni ferme al 10 marzo e di almeno 3.000 navi commerciali bloccate nel Golfo Persico. Il valore complessivo delle navi e delle merci bloccate supera i 25 miliardi di dollari, considerando che circa la metà di queste imbarcazioni trasporta petrolio o gas.

Costi di trasporto marittimo alle stelle

La crisi ha portato alle stelle i costi per il trasporto marittimo di energia nel Medio Oriente. L’intensificarsi del conflitto, con Teheran che ha iniziato a colpire le navi in transito nel canale, ha spinto i noli delle superpetroliere verso massimi mai registrati prima. Il tasso di nolo di riferimento per il mercato delle superpetroliere VLCC (Very Large Crude Carriers) è balzato lunedì al valore record di W419, traducendosi in un costo giornaliero superiore ai 423.000 dollari, una cifra quasi dieci volte superiore alla media operativa di una superpetroliera in condizioni di mercato stabili. Il sistema Worldscale (W) definisce una tariffa base; un valore di 419 indica che il nolo attuale è il 419% della tariffa standard stabilita per quella rotta.

Impatto sui prezzi energetici globali

Attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa il 20% del petrolio mondiale e un quinto del GNL. Il blocco mette a rischio la stabilità dei prezzi energetici globali e le forniture verso l’Asia e l’Europa.

Marinai bloccati e rotte alternative

La crisi interessa direttamente circa 20.000 marinai rimasti bloccati a bordo delle imbarcazioni in una zona ad alto rischio di attacchi. Molte compagnie di navigazione, tra cui la MSC, hanno sospeso le prenotazioni o ordinato alle navi di dirigersi verso porti sicuri in attesa di scorte militari o corridoi protetti.

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