AGI – Conquistare lo Spazio, realizzando l’ambizione dell’umanità di farsi specie multi-planetaria, come un tempo fece partendo dall’Africa, si scontra con una barriera fisiologica potenzialmente insormontabile. Nonostante le visioni di leader del settore come Elon Musk, la biologia dei mammiferi potrebbe confinare per sempre la civiltà al suolo terrestre. Un recente studio condotto dall’Università di Adelaide, in Australia, rivela che la microgravità ostacola drasticamente i processi fondamentali della riproduzione.
L’indagine, focalizzata su cellule spermatiche di esseri umani, topi e maiali, ha dimostrato che in assenza di gravità gli spermatozoi faticano a orientarsi lungo il tratto riproduttivo femminile. I dati emersi dai test indicano che il 30% in meno di spermatozoi riesce a raggiungere l’ovulo rispetto alle condizioni di gravità normale.
Sviluppo embrionale e riproduzione nello spazio
Il problema non riguarda solo il concepimento: i ricercatori hanno osservato che gli embrioni formati in microgravità presentano uno sviluppo deficitario rispetto a quelli evolutisi sulla Terra. Questi risultati si aggiungono a un corpus di prove scientifiche che delineano la riproduzione nello spazio come un processo estremamente complesso, se non impossibile. Sebbene studi passati abbiano riportato la nascita di topi da cellule staminali sottoposte a voli spaziali, la maggior parte della letteratura scientifica evidenzia una moltitudine di effetti deleteri sulle cellule riproduttive e sugli embrioni.
La necessità di una riproduzione autonoma
La questione sollevata dalla ricerca non è puramente teorica, ma riguarda la sostenibilità stessa degli insediamenti extraterrestri. Nicole McPherson, biologa riproduttiva presso l’Università di Adelaide e autrice principale dell’articolo, ha spiegato a Space.com l’urgenza di tali studi: “Quando pensi al futuro dell’esplorazione spaziale e degli insediamenti spaziali, sta succedendo. Sta succedendo ora,” ha dichiarato McPherson. “Penso che la gente dimentichi che, per mantenere questi insediamenti senza doverli colonizzare continuamente dalla Terra, dobbiamo essere in grado di riprodurci nello spazio.”
Simulazioni di microgravità in laboratorio
McPherson, esperta di effetti metabolici sul successo del concepimento, ha avviato l’esperimento dopo aver approfondito il tema della medicina spaziale. Grazie all’utilizzo di un clinostato 3D fornito dalla Firefly Biotech — una centrifuga ad alta tecnologia che simula la microgravità ruotando i campioni su due assi — il team ha ricreato un ambiente controllato. L’impianto sperimentale conteneva cellule spermatiche e uova separate da un sottile canale progettato per simulare il tratto riproduttivo femminile. L’osservazione del comportamento cellulare in questo ambiente simulato ha confermato le criticità motorie e di orientamento degli spermatozoi, ponendo un serio interrogativo sulla fattibilità biologica delle colonie spaziali autonome.



