lunedì, Marzo 30, 2026
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La docente accoltellata è stata dimessa: “In elicottero ho sentito “la stiamo perdendo””

AGI – E’ stata dimessa dall’ospedale Chiara Mocchi, la docente accoltellata da uno studente 13enne mercoledì scorso in una scuola media a Trescore Balnerario. Lo riferiscono fonti dell’ospedale ‘Papa Giovanni XII’ di Bergamo nel quale era stata ricoverata per una grave emorragia.

“La mattina del 25 marzo 2026, davanti alla mia aula, un mio alunno tredicenne, confuso, trascinato e ‘indottrinato’ dai social, mi ha colpita all’improvviso, ripetutamente al collo e al torace con un pugnale. Solo il coraggio immenso di un altro mio alunno: ‘E.’ , anche lui tredicenne, che mi ha invece difesa rischiando la sua stessa vita, ha impedito il peggio”, ha scritto Mocchi in una nuova lettera aperta dettata dal letto di ospedale all’avvocato Angelo Lino Murtas.

Il racconto della docente: “Il fendente ha sfiorato l’aorta” 

“Una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo – continua la 57enne -. Un fendente arrivato a mezzo millimetro dall’aorta. Un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva, e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce intorno a me diventava ombra, e l’ombra diventava addio”.

“La stiamo perdendo, ora o mai più”

La docente torna a ringraziare i suoi primi soccorritori: “Poi, dal cielo, è arrivata l’eliambulanza del servizio “Blood on Board”. Mi hanno caricata in un istante. Nel momento del decollo, ho visto dall’alto le finestre della mia scuola: prima vuote, poi improvvisamente riempirsi dei volti dei miei amati ragazzi. Mi salutavano agitando le mani con disperazione, le lacrime agli occhi. Era come se volessero trattenermi ancora un po’ con loro. Ricordo una voce di donna, ferma e urgente: ‘Abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo, ora o mai più‘.

“Ancora una sacca di sangue, presto…”

Poi la luce nei miei occhi si è spenta e ho sentito di sprofondare nel buio più profondo. E proprio lì, in quel buio, ho percepito la vita tornare indietro. Come se stesse rientrando lentamente nel mio corpo, attraverso le vene. Una voce maschile scandiva: “Ancora una sacca… presto, ancora una!”. Era il sangue donato, quello che ricominciava a circolare nel mio cuore che riprendeva il suo ritmo”.

L’invito a donare il sangue

La docente invita a donare il sangue: “aggrappata a questo mondo che Amo e che non voglio lasciare. Ma soprattutto va a chi sta leggendo queste righe. Perché spero che, dopo averle lette, trovi il coraggio e la volontà di diventare donatore. Di dare una piccola parte del proprio sangue all’A.V.I.S., affinché possa scorrere nelle vene di chi – come me – senza quelle gocce non ci sarebbe più”.

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