giovedì, Aprile 2, 2026
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Nato, da mezzo di difesa a pilastro dell’alleanza Usa-Europa

AGI – Dalla sua fondazione nel 1949, la NATO è passata da semplice alleanza difensiva a pilastro della sicurezza euroatlantica. Creata da 12 Stati per contenere la minaccia sovietica e garantire la difesa collettiva attraverso l’Articolo 5, l’Alleanza ha costruito negli anni della Guerra fredda un sistema integrato di comando, pianificazione e deterrenza, con un ruolo centrale degli Stati Uniti e un’Europa ancora dipendente dallo scudo nucleare americano.

Con la fine dell’URSS, il suo antagonista storico, la NATO ha dovuto reinventarsi. Negli anni ’90 si è trasformata in un attore di gestione delle crisi, intervenendo nei Balcani e avviando partenariati con i Paesi dell’ex blocco orientale. Parallelamente è iniziato un processo di allargamento che ha portato l’Alleanza dagli originari 12 (Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca, Norvegia, Islanda, Portogallo) agli attuali 32, includendo progressivamente gli Stati dell’Europa centrale e, più di recente, Finlandia e Svezia, che hanno rafforzato la postura di deterrenza nel Nord Europa, dopo che la Russia è tornata a rappresentare una minaccia in seguito all’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022.

L’evoluzione del mandato NATO

Dopo l’attacco alle Torri Gemelle di New York, l’11 settembre 2001, la NATO ha ampliato il proprio mandato includendo anche minacce globali come terrorismo, cyber e sicurezza energetica. Ma dal 2014, con l’annessione della Crimea, l’Alleanza è tornata alla sua missione originaria: la difesa territoriale. L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha accelerato questo ritorno, portando a un rafforzamento della presenza militare nell’Est e a nuovi piani di difesa su larga scala.

Il ruolo dell’Unione europea nella sicurezza

In questo percorso, il ruolo dell’Unione europea è cambiato profondamente, parallelamente all’evoluzione dell’istituzione che, da attore essenzialmente economico e diplomatico, è arrivata a sviluppare una politica di sicurezza e difesa, con missioni civili e militari e strumenti come il Fondo europeo per la difesa, la Pesco e la Bussola strategica. L’UE non sostituisce la NATO, ma la integra: la difesa collettiva resta in mano all’Alleanza, mentre Bruxelles contribuisce con capacità industriali, finanziamenti, regolazione e resilienza. Le due organizzazioni collaborano sempre più strettamente su cyber, mobilità militare, contrasto alla disinformazione e protezione delle infrastrutture critiche.

Il dibattito sulla difesa europea

Il dibattito su una “NATO europea” accompagna l’integrazione europea fin dagli anni ’50. L’idea prevede una difesa collettiva autonoma dell’UE, con comando integrato e garanzie simili all’Articolo 5. Ma gli ostacoli sono significativi: divergenze strategiche tra Stati membri, dipendenza dalla deterrenza nucleare statunitense e timori di duplicazione rispetto alla NATO. La guerra in Ucraina, insieme alle recenti dichiarazioni di Trump sulla possibilità di una drastica riduzione dell’impegno americano nella difesa europea, ha spinto l’Europa verso massicci investimenti nella produzione industriale di armamenti e gli Stati membri ad aumentare la quota di PIL destinata alla difesa. Oggi, più che una vera alternativa alla NATO, prende forma l’idea di una “colonna europea” più forte all’interno dell’Alleanza, capace di contribuire in modo più equilibrato alla sicurezza comune. E mentre Trump minaccia un disimpegno, l’UE ribadisce con fermezza che la NATO “è sempre più cruciale per la sicurezza“.

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