giovedì, Aprile 2, 2026
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Nuova cura ‘pan-cancro’: mix di farmaci blocca la crescita tumorale

AGI – Una combinazione di farmaci mirata a due proteine potrebbe rappresentare una nuova strategia terapeutica pan-cancro‘ per diversi tumori: è quanto emerge da uno studio preclinico guidato da Jing Han Hong insieme a Jianfeng Chen e colleghi, pubblicato su Science Translational Medicine.

Nei modelli animali, l’inibizione simultanea delle proteine LSD1 e PARP1 ha ridotto la crescita tumorale e prolungato la sopravvivenza.

Il ruolo del gene BAP1 nei tumori

La ricerca si concentra su tumori caratterizzati da mutazioni del gene BAP1, un soppressore tumorale coinvolto nella protezione del DNA. Alterazioni di questo gene sono presenti in diversi tipi di cancro, tra cui colangiocarcinoma, mesotelioma e tumori del fegato, e favoriscono la proliferazione e l’aggressività delle cellule tumorali.

Come funziona il meccanismo individuato

Per comprendere meglio i meccanismi comuni a questi tumori, i ricercatori hanno utilizzato tecniche di ‘pulldown‘ e spettrometria di massa per mappare le proteine con cui BAP1 interagisce. L’analisi ha mostrato che BAP1 contribuisce a un processo di riparazione del Dna noto come ‘global genome nucleotide excision repair’, fondamentale per mantenere l’integrità genomica.

Lo studio ha identificato due proteine, LSD1 e PARP1, come partner funzionali di BAP1 a livello della cromatina.

I risultati nei modelli preclinici

Test farmacologici hanno evidenziato che l’inibizione combinata di queste proteine – attraverso un composto sperimentale e il farmaco gia’ approvato olaparib – induce la morte delle cellule tumorali. Nei modelli murini con tumori privi di BAP1, questo approccio ha portato a una riduzione significativa delle masse tumorali e a un prolungamento della sopravvivenza.

Prospettive e limiti dello studio

I risultati suggeriscono che colpire simultaneamente più  bersagli molecolari possa superare alcune delle limitazioni delle terapie mirate a un singolo pathway. Gli autori sottolineano tuttavia che si tratta di uno studio preclinico e che saranno necessari ulteriori studi per verificare l’efficacia e la sicurezza di questa strategia nell’uomo. “Sono necessari ulteriori lavori per valutare l’applicabilità clinica di questo approccio”, evidenziano i ricercatori. 

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