venerdì, Aprile 3, 2026
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Paolo Di Paolo: “Torno a Gobetti perché l’editoria è civiltà”

AGI – Paolo Di Paolo e Piero Gobetti. Dopo il romanzo ‘Mandami tanta vita’, terzo classificato allo Strega 2013, e ‘Avanti nella lotta amore mio!’, antologia dei suoi scritti tra il 1918 e il 1926, lo scrittore romano torna alla figura dell’intellettualegiornalistaeditore e antifascista torinese, nel centenario della morte, con il saggio ‘Un mondo nuovo tutti i giorni’ (Solferino). Dell’inscindibilità del suo legame letterario con una delle personalità più luminose e originali del Novecento abbiamo chiesto proprio a Paolo di Paolo.

Il saggio come auto-nonfiction

Visto il suo rapporto con la figura di Gobetti, si può parlare per questo libro di auto-nonfiction? È una definizione di genere da brevettare, che corrisponde esattamente a un testo sfuggente alle codificazioni nel suo miscelare storianarrativa e frammenti di memoir intellettuale in cui ricostruisco un personale rapporto con alcuni libri e scrittori. In ‘Un mondo nuovo tutti i giorni’ c’è un autobiografismo che tende al letterario, ma in modo lieve, perché al servizio dell’idea di creare una dialettica con la reale figura di Gobetti. ‘Mandami tanta vita’ mi ha dato molte soddisfazioni, ma godeva della libertà creativa del romanzo; in questo saggio vince il desiderio di descrivere il reale vissuto dell’uomo, con tutte le tensioni e le difficoltà che l’hanno attraversato.

Gobetti editore e l’industria del libro

Gobetti editore: coinvolto in ogni aspetto della filieralungimirante e soprattutto consapevole del valore sociale del mestiere, cosa può trarre dalla sua esperienza l’industria del libro di oggi? A sorprendere, della sua azione da editore, oltre all’impegno intellettuale, è la volontà da artigiano. Si recava personalmente dal tipografo a conoscere i prezzi della carta, incontrava gli autori, aspettava le copie in ufficio soffrendo nello scoprirne una fallata, si preoccupava della quantità di denaro disponibile per le spese immediate. Il tipo di assilli che ci si assume ancora oggi nell’editoria indipendente. Dal suo esempio la moderna industria del libro può recuperare l’idea che pubblicare non è solo mercato. Gli aspetti del mestiere legati alle responsabilità di pubblica pedagogia e incentivazione alla conoscenza implicano che dare alle stampe un libro debba sempre far partire un circolo virtuoso mirato a generare introiti, ma anche cultura. È un gesto politico.

 

 

L’eredità interrotta di Gobetti

Montale, di cui Gobetti pubblicò per primo ‘Ossi di seppia’, ha scritto: ‘La vera lezione di Gobetti è di non aver lasciato alcuna eredità’, cosa intendeva? Morendo a soli 24 anni nel 1926Piero Gobetti non ha generato una scuola di pensiero. Se fosse sopravvissuto al fascismo, probabilmente ne parleremmo come un grande pensatore del Novecento, ma il limite temporale della sua parabola ha impedito il definitivo sviluppo della statura intellettuale dell’uomo. Essendo un racconto interrotto, diventa dunque arbitrario farsene eredi senza, nei fatti, interpretarne a proprio uso la traiettoria etica. Gobetti è stato tirato a destra e a sinistra, definito padre della resistenza e della rivoluzione liberale, ma Montale difendeva proprio la sua non appartenenza. Io stesso, scrivendone, ho cercato di evitare di farne un oppositore politico dell’oggi. La sua vita fa riflettere anche sul nostro tempo, ma non sarebbe onesto ridurlo a macchietta schiacciata sull’attualità.

Sperimentazione e nuovo romanzo

La lingua del suo saggio è franca, curata e venata d’urgenza: prelude a un ritorno alla narrativa? Tra un romanzo e un altro, in effetti, c’è uno spazio di preparazione che non lascio mai a maggese, provando ad ararlo con altri tipi di scritturasaggitesti teatraliopere per ragazzi, che diano corpo alla mia volontà di sperimentare. Un nuovo romanzo vedrà la luce, credo, tra la fine di quest’anno e il prossimo. Al momento è come se stessi scaldando il motore di una macchina che mi riporterà a indagare per via narrativa il titanismo romantico della giovinezza; il tempo dell’esistenza in cui dominano tensionislanci e temperatura vitale alta non smette di affascinarmi.

La guida di Più Libri Più Liberi

Da poche settimane è stato chiamato a guidare, con Giorgio Zanchini, il progetto culturale di Più Libri Più LiberiFiera Nazionale della Piccola e Media Editoria: il lavoro è già iniziato? Certo; anche se si svolgerà a dicembre, immaginare di rinnovare la fiera presuppone l’essere già all’opera. Rappresentando il più importante appuntamento della piccola e media editoria italiana, considero la manifestazione un enorme patrimonio di ricchezza da preservare. Che dovrà puntare un riflettore sull’intero panorama di sigle del settore, anche quelle minuscole che oggi soffrono a tal punto la contrazione del mercato da arrivare a malapena in libreria. Il mandato ricevuto da Giorgio Zanchini, me e tutta la squadra è di non far dimenticare che in occasione di Più Libri Più Liberi c’è la possibilità di aprire lo sguardo al paesaggio che sta dietro la collina dei titoli da classifica.

Lo spirito di Gobetti nella fiera

Cosa porterà dello spirito di Gobetti in questa esperienza? Mi piacerebbe dedicare un appuntamento al suo lavoro di divulgatore, e magari fare oggetto di volantinaggio il suo manifesto dell’editore ideale, ma ci sarà tempo per pensarci. In linea generale, vorrei che i visitatori restassero stupiti da ciò che accade a Più Libri Più Liberi, offrendo, accanto agli incontri culturali e all’esposizione standistica, anche una dimensione legata all’accadere improvviso, fatta di flash mob e performance. Il tema centrale, però, resterà quello di consentire agli addetti ai lavori di raccontarsi e far percepire a tutti che tipo di energia richiede tenere in piedi l’editoria indipendente. Un’attività, ripeto, dal valore non solo commerciale, ma anche civile e politico.

 

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