AGI – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato – ai sensi di quanto previsto dall’art. 87 comma 11 della Costituzione – tre decreti di grazia, in ordine ai quali il ministro della Giustizia, a conclusione della prescritta istruttoria, ha formulato avviso favorevole. I provvedimenti riguardano Antonio Russo, Giuseppe Porcelli e Aly Soliman.
Più nota alle cronache è la vicenda di Russo, l’88enne detenuto a Rebibbia nello stesso ‘braccio’ di Gianni Alemanno e la cui vicenda umana è stata oggetto appunto di una campagna promossa dall’ex sindaco di Roma per la concessione della grazia.
Antonio Russo
Russo, del 1938, era stato condannato a 12 anni di reclusione per omicidio volontario. Nel concedere la grazia parziale – che ha estinto due anni e sei mesi della pena detentiva ancora da espiare – il Capo dello Stato ha tenuto conto del parere favorevole del ministro della Giustizia, dell’età e delle condizioni di salute dell’interessato e del particolare contesto familiare nel quale l’episodio delittuoso era maturato, dopo un’aggressione subita.
Giuseppe Porcelli
Giuseppe Porcelli invece, nato nel 1975, era stato condannato a tre anni di reclusione per bancarotta. In questo caso, nel concedere la grazia che ha estinto l’intera pena detentiva inflitta, Mattarella ha tenuto conto del parere favorevole, formulato dal Procuratore Generale, del mutamento di vita del condannato, che da anni si è trasferito con la famiglia all’estero, ove ha intrapreso una attività imprenditoriale, e della condotta riparatoria posta in essere dallo stesso Porcelli a favore dei creditori del fallimento, mediante la messa a disposizione della somma per la quale era stata pronunciata la condanna.
Aly Soliman
Aly Soliman, nato nel 1960, era stato condannato a sei anni di reclusione per estorsione. Nel concedere la grazia per la pena residua da espiare, due anni e cinque mesi, il Presidente della Repubblica ha tenuto conto del comportamento tenuto dal condannato, dapprima in detenzione carceraria e poi nello svolgimento della misura dell’affidamento in prova, e dell’intervenuta espiazione di una parte considerevole della pena inflitta.



