lunedì, Aprile 20, 2026
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Papa Leone dall’Angola ferita lancia l’appello per la pace e il perdono

AGI – Il dolore di un Paese “bellissimo e ferito” che “ha fame e sete di speranza, di pace e di fraternità“. Papa Leone, nel suo secondo giorno in Angola, affronta le piaghe di un popolo dalla “storia marchiata” dalla sofferenza per una lunga guerra civile “con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà“. Il Pontefice lancia il suo forte appello a essere “angeli-messaggeri di vita”, a guarire la corruzione con una nuova cultura della condivisione.

“È l’amore che deve trionfare, non la guerra“, scandisce senza dimenticare gli altri conflitti nel mondo, chiedendo di far tacere le armi in Ucraina (“mi addolora profondamente il recente intensificarsi degli attacchi” che “continuano a colpire anche i civili”), in Libano (“la tregua annunciata rappresenta un germoglio di sollievo”) e in tutto il Medio Oriente (“proseguire i dialoghi di pace, per rendere permanente la cessazione delle ostilità“). In trentamila lo hanno atteso da giorni nella spianata del Santuario di Mama Muxima (“Madre del Cuore” nella lingua Kimbundu, una delle più parlate nel nord dell’Angola) per guidare la preghiera del Rosario. Il caldo brucia ma l’atmosfera è di festa: numerosissime le donne con in braccio bimbi piccoli che ballano e cantano in attesa di Leone.

 

Il Santuario, costruito dai portoghesi su un’altura dominante il fiume Kwanza, il maggiore fiume angolano, nel XVII era uno snodo della tratta di schiavi che qui venivano condotti verso la costa, per iniziare il loro viaggio senza ritorno nel continente americano. Dato alle fiamme dai coloni olandesi nel 1641, per poi essere ricostruito e modificato, nel Santuario si venera una immagine molto antica dell’Immacolata Concezione, alla quale i fedeli riservano una grande devozione. Ogni anno, da agosto a settembre, si organizzano pellegrinaggi nazionali e migliaia di persone percorrono in ginocchio la chiesa e prendono parte a una suggestiva processione notturna con le candele accese.

Il santuario di Mama Muxima

Nella brulla e immensa radura, una vasta distesa di tende variopinte si stagliano lungo la strada, costeggiata da maestosi baobab.

L’appello ai giovani

Leone, ricordando che in questo luogo vi è il progetto un nuovo Santuario si rivolge ai giovani: “Prendetelo come un segno”. “Anche a voi la Madre del Cielo affida un grande progetto: quello di costruire un mondo migliore, accogliente, dove non ci siano più guerre, né ingiustizie, né miseria, né disonestà, e dove i principi del Vangelo ispirino e plasmino sempre più i cuori, le strutture e i programmi, per il bene di tutti“.

L’omelia a Kilamba

Nell’omelia della messa presieduta stamani a Kilamba, vasto sviluppo abitativo (oltre 700 condomini), costruito dalla Cina (Cina International Trust and Investment Corporation), a circa 30 chilometri da Luanda, il Papa incoraggia a “guardare al futuro con speranza e di costruire la speranza del futuro”. “Non abbiate paura di farlo!”, rimarca esortando a non rimanere “paralizzati dallo scoraggiamento”, rischio che si corre quando per lungo tempo “si è immersi in una storia così marchiata dal dolore”. E mette in guardia dal sincretismo religioso. In Angola, come in tutta l’Africa, esistono le chiese indipendenti, ossia comunità non affiliate alle grandi confessioni storiche riconosciute dallo Stato. La Chiesa cattolica è una delle più importanti del Continente (i cattolici in Angola sono stimati tra il 35 e il 45% della popolazione). Ma proliferano anche le sette e Leone chiede di vigilare sempre “su quelle forme di religiosità tradizionale, che certamente appartengono alle radici” della cultura, ma al contempo “rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale”.

Il ruolo della Chiesa

“La storia del vostro Paese, le conseguenze ancora difficili che sopportate, le problematiche sociali ed economiche e le diverse forme di povertà invocano la presenza di una Chiesa che sa affiancarsi nel cammino e sa raccogliere il grido dei suoi figli”, dice il Papa che sottolinea che l’Angola ha bisogno di vescovipretimissionarireligiosilaici che abbiano in cuore il desiderio “di spezzare la propria vita e donarla gli uni agli altri, di impegnarsi nell’amore e nel perdono vicendevole, di costruire spazi di fraternità e di pace, di compiere gesti di compassione e di solidarietà verso chi ha più bisogno”.

L’invito finale

Infine da Muxima l’invito a tutti di “promettere” di adoperarsi “senza misura affinché a nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità“.

 

 

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