AGI – Le persone che hanno subito abusi infantili (soprattutto sessuali) presentano una probabilità circa doppia di sviluppare un tumore in età avanzata, anche tenendo conto di altri fattori di rischio. E’ quanto emerge da uno studio guidato da Matthew R. Langiano della University of Toronto, con il contributo di Esme Fuller-Thomson e Carmine Malfitano, pubblicato sulla rivista PLOS One. La ricerca, basata su un campione rappresentativo di 2.636 canadesi over 65, evidenzia un’associazione significativa tra traumi precoci e salute a lungo termine.
Gli autori hanno analizzato diversi tipi di avversità infantili, tra cui abusi sessuali e fisici e violenza domestica familiare, valutandone il legame con diagnosi oncologiche in età adulta. I risultati mostrano che la prevalenza di tumori è più elevata tra chi ha subito abusi sessuali (36%), rispetto alla popolazione generale (21%). Percentuali più alte sono state osservate anche tra chi ha subito abusi fisici (28%) o è stato esposto a violenza domestica (27%).
L’associazione con gli abusi sessuali
Considerando simultaneamente tutte le forme di trauma, l’associazione più forte con il rischio di tumore riguarda gli abusi sessuali infantili. Questo legame rimane significativo anche dopo aver tenuto conto di variabili come fumo, reddito e altre condizioni croniche, suggerendo che non possa essere spiegato esclusivamente da fattori comportamentali o socioeconomici. “Questi risultati mostrano come le esperienze precoci siano associate a esiti di salute negativi anche molti decenni dopo”, osserva Langiano, sottolineando l’importanza di un approccio lungo l’intero arco della vita per comprendere il rischio oncologico.
Secondo Fuller-Thomson, una possibile spiegazione riguarda gli effetti biologici dello stress cronico: “Traumi precoci possono influenzare nel lungo periodo ormoni dello stress, infiammazione e funzionamento del sistema immunitario, processi che possono incidere sullo sviluppo del cancro”. Gli autori precisano che lo studio identifica un’associazione e non un rapporto causale diretto, ma evidenziano la necessità di ulteriori ricerche longitudinali per chiarire i meccanismi coinvolti.
La pratica clinica
Le implicazioni riguardano anche la pratica clinica: “Questi risultati rafforzano l’importanza di un’assistenza informata dal trauma, in particolare in ambito oncologico”, spiega Malfitano, evidenziando come la storia personale possa influenzare l’accesso a screening e trattamenti. Lo studio suggerisce quindi che la prevenzione e la gestione del cancro possano beneficiare di una maggiore attenzione alle esperienze di vita precoci, integrando fattori psicologici e biologici nella valutazione del rischio.



