martedì, Maggio 19, 2026
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Dopo Trump anche Putin in Cina da Xi

AGI Il presidente russo, Vladimir Putin, sarà oggi e domani in visita a Pechino, quattro giorni dopo la partenza di Donald Trump dalla Cina dopo il timido riavvicinamento tra Usa e Repubblica popolare. Putin si recherà nella capitale cinese per “rafforzare ulteriormente il partenariato globale e la cooperazione strategica”, ha dichiarato il Cremlino. I due leader, inoltre, dovrebbero “scambiarsi opinioni su questioni internazionali e regionali chiave” e firmare una dichiarazione congiunta al termine dei colloqui, sempre secondo quanto riferito da Mosca.

Tutti i vice primi ministri competenti, numerosi ministri e i vertici delle aziende russe operanti in Cina faranno parte della delegazione ha annunciato Peskov. Alla domanda dei giornalisti se la delegazione russa sarebbe stata più numerosa di quella di Trump, Peskov ha risposto che la Russia “non è in competizione con nessuno in termini di composizione delle sue delegazioni”.

Parallelismi con la visita di Trump

Nonostante i tentativi in Russia di minimizzare il significato della tempistica delle due visite – quella del tycoon doveva tenersi a marzo, ma è stata rinviata per via della guerra all’Iran – sarà difficile non fare parallelismi. Il viaggio di Putin si preannuncia diverso nella forma e nei contenuti da quello di Trump, caratterizzato da una cerimonia solenne volta ad allentare le tensioni tra due superpotenze che si considerano di pari livello; con il leader russo Xi dovrebbe concentrarsi sull’allineamento delle posizioni dei due Paesi sugli sviluppi geopolitici e sul rafforzamento della cooperazione energetica, la sicurezza dei trasporti e la resilienza delle catene di approvvigionamento, ha scritto il South China Morning Post.

Il centro della diplomazia globale 

Il quotidiano statale cinese Global Times ha scritto che le visite dei presidenti statunitense e russo dimostrano come Pechino stia “rapidamente diventando il centro della diplomazia globale”. Ospitare entrambi i leader a pochi giorni di distanza, secondo gli analisti, dimostra gli sforzi di Pechino per coinvolgere sia Washington che Mosca in un contesto di incertezza e persistenti tensioni, tra cui le guerre in Ucraina e Iran.

Né il conflitto ucraino, né le relazioni sino-russe sono state al centro del bilaterale tra Trump e Xi la scorsa settimana. Il comunicato cinese sui conteniti dell’incontro ha fatto un breve riferimento alla “crisi ucraina”, mentre il comunicato statunitense non ne ha fatto alcuna menzione. I colloqui tra Stati Uniti e Cina si sono invece concentrati su commercio, Taiwan e guerra in Medio Oriente, con Trump che ha affermato che Pechino concordava con lui sull’importanza di riaprire lo Stretto di Hormuz.

“Amicizia senza limiti”

Cina e Russia hanno rafforzato significativamente le loro relazioni negli ultimi anni. Poco prima dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina su vasta scala, Xi e Putin hanno proclamato “un’amicizia senza limiti” tra i due Paesi. Dall’inizio della guerra nel febbraio 2022, Pechino ha mantenuto una posizione ambigua: da un lato ha difeso il rispetto della sovranità dell’Ucraina e dall’altro ha insistito sulla necessità di affrontare le “legittime preoccupazioni di sicurezza” di Mosca. Secondo diplomatici e analisti occidentali, il sostegno economico e diplomatico fornito da Pechino a Mosca dal 2022 ha contribuito ad alimentare il conflitto in Ucraina.

Gli scambi commerciali bilaterali tra Cina e Russia hanno raggiunto livelli record dal 2022, con la Repubblica popolare che acquista oltre un quarto delle esportazioni russe. I consistenti acquisti di greggio russo da parte della Cina hanno fornito a Mosca centinaia di miliardi di dollari di entrate, utilizzati per finanziare la guerra. Le forniture dalla Russia hanno rafforzato la sicurezza energetica della Cina, diventata particolarmente importante da quando la crisi in Medio Oriente ha interrotto il transito di petrolio attraverso Hormuz.

Joseph Webster, ricercatore senior presso l’Atlantic Council, ritiene che “Taiwan potrebbe essere il tema sottinteso dell’incontro tra Xi e Putin”: Pechino, a suo dire, potrebbe essere intenzionata a siglare ulteriori accordi sui combustibili fossili con Mosca per garantire il proprio approvvigionamento energetico in caso di un futuro conflitto legato a Taiwan. Ampliare la capacità degli oleodotti russi verso la Cina “migliorerebbe significativamente la sicurezza petrolifera di Pechino in un’ipotetica crisi a Taiwan”, ha scritto Webster. La Russia da tempo fa pressioni sulla Cina affinché proceda con il progetto del gasdotto “Power of Siberia 2”, che aggiungerebbe 50 miliardi di metri cubi di capacità alla rete esistente tra i due Paesi. Nelle anticipazioni sui contenuti della visita, però, non c’è traccia di firme di accordi in questo senso. Putin dovrebbe anche avere colloqui separati sulla cooperazione economica e commerciale con il premier Li Qiang.

Il presidente russo, che ha visitato la Cina più di venti volte da quando è al Cremlino, tornerà nel Paese asiatico anche a novembre per partecipare, per la prima volta dal 2017, al vertice dell’Apec (Cooperazione Economica Asia-Pacifico), che quest’anno si terrà nella città di Shenzhen, nel sud-est della Cina. La visita di domani è vista dalla Cina come un’importante opportunità per i legami bilaterali: il 2026 segna il 30 anniversario del partenariato strategico e il 25 del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione, che dovrebbe ora essere rinnovato.

“Per la Cina, stabilizzare le relazioni con gli Stati Uniti e approfondire la cooperazione strategica con la Russia non sono scelte che si escludono a vicenda”, ha spiegato Zhao, “entrambe sono parte integrante del mantenimento della stabilita’ complessiva nelle relazioni tra le grandi potenze”.

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