lunedì, Giugno 1, 2026
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Le zanzare possono imparare ad associare i repellenti al cibo

AGI – Le zanzare potrebbero imparare ad associare il repellente DEET alla presenza di cibo e arrivare persino a esserne attratte. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology e condotto dagli scienziati dell’Université de Tours, della Virginia Tech e della Universidad de Buenos Aires.

Il team, guidato da Claudio Lazzari, ha analizzato il comportamento delle Aedes aegypti, le zanzare della febbre gialla considerate particolarmente pericolose per la salute umana. Utilizzato da decenni contro zanzare, zecche e mosche, il DEET è considerato il principale standard di riferimento tra i repellenti per insetti.

L’esperimento sul condizionamento

Nella prima fase dello studio, il gruppo di ricerca ha progettato un esperimento ispirato al condizionamento di Pavlov. Le zanzare venivano collocate dietro una rete e potevano nutrirsi attraverso una sacca di sangue caldo che simulava la presenza di un ospite umano. In condizioni normali, gli insetti cercavano insistentemente di pungere, mentre in presenza dell’odore del DEET tendevano quasi completamente ad allontanarsi.

L’associazione tra DEET e nutrimento

I ricercatori hanno quindi modificato il protocollo sperimentale introducendo il repellente nell’ambiente durante gli ultimi secondi del pasto di sangue. Ripetendo più volte questa associazione tra nutrimento e odore del DEET, le zanzare hanno iniziato a collegare il repellente alla ricompensa alimentare.

Risultati del test comportamentale

Dopo il periodo di addestramento, oltre il 60 per cento degli insetti tentava di pungere anche percependo soltanto il DEET, in assenza di sangue. In un secondo gruppo di esperimenti, le zanzare addestrate mostravano addirittura una preferenza per una mano trattata con DEET rispetto a una priva di repellente.

Effetto osservato con soluzioni zuccherine

Gli studiosi hanno osservato un effetto analogo anche associando il repellente a una soluzione zuccherina, dimostrando che il fenomeno non dipende esclusivamente dal sangue umano. I risultati, commentano gli esperti, indicano che il repellente non agisce come una barriera assoluta, ma come un segnale olfattivo che può essere reinterpretato dall’insetto attraverso l’esperienza.

Possibili implicazioni sanitarie

“Questo fenomeno – afferma Lazzari – potrebbe diventare rilevante soprattutto quando il repellente, dopo alcune ore, è ancora percepibile ma non abbastanza concentrato da respingere efficacemente le zanzare. In queste condizioni, il DEET potrebbe paradossalmente rendere alcune persone più vulnerabili alle punture“.

Conclusioni degli autori

Secondo gli autori, il lavoro potrebbe contribuire a chiarire meglio il funzionamento del DEET. Più che agire come una barriera chimica assoluta, il repellente sembrerebbe inviare agli insetti un segnale sensoriale che normalmente induce a evitare il bersaglio, probabilmente imitando sostanze naturali prodotte dalle piante.

Prospettive future

Nonostante questi risultati, precisano i ricercatori, il DEET rimane il sistema più efficace contro le malattie trasmesse dalle zanzare, tra cui dengue, malaria e febbre gialla. In futuro, concludono gli scienziati, comprendere meglio i meccanismi di apprendimento delle zanzare potrebbe favorire lo sviluppo di repellenti più efficaci e duraturi.

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