giovedì, Giugno 11, 2026
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Minori, l’Italia a due velocità nel rapporto Cesvi

AGI – È stata presentata, questa mattina, a Roma, la settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, curato dalla Fondazione Cesvi. L’Indice analizza, per ciascuna regione italiana, fattori di rischio e servizi di prevenzione e cura, classificando le regioni in quattro cluster: regioni a elevata criticità, reattive, virtuose e stabili e mettendo in evidenza le differenze territoriali nella prevenzione e nel contrasto del maltrattamento all’infanzia.

Da quello che è emerso durante la presentazione, la regione italiana con la migliore capacità complessiva di fronteggiare il tema del maltrattamento all’infanzia è l’Emilia-Romagna, seguita da Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Le regioni che presentano maggiori criticità sono, invece, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Dettaglio delle capacità regionali

In particolare, l’Emilia-Romagna risulta prima nella capacità di cura e di accesso alle risorse, il Veneto nella capacità di lavorare, il Friuli-Venezia Giulia nella capacità di acquisire conoscenza e sapere, la Toscana nella capacità di vivere una vita sana, l’Umbria nella capacità di vivere una vita sicura. Le regioni che presentano le maggiori criticità, come la Campania, la Puglia, la Calabria e la Sicilia oscillano tra la nona e la ventesima posizione in classifica per tutte le capacità, “confermando, come negli anni precedenti importanti criticità complessive di sistema, ma mostrando comunque anche segnali di progresso su specifici indicatori”, dicono dal Cesvi.

Le regioni più in difficoltà

È la Campania, in particolare, la regione che risulta ultima sia nella capacità di lavorare che in quella di vivere una vita sana, mentre la Calabria risulta ultima nella capacità di accesso alle risorse, invece la Sicilia in quella di acquisire conoscenza e sapere e la Puglia risulta penultima nella capacità di vivere una vita sicura.

Un’Italia a due velocità

Di fronte a questi dati che analizzano i fattori di rischio e la capacità delle regioni di prevenire e contrastare il maltrattamento all’infanzia, quello che è emerso è un’Italia a due velocità, da un lato le regioni del Nord si caratterizzano per una disponibilità maggiore di reti sociali e servizi più strutturati, dall’altro in alcune regioni del Sud persistono condizioni di rischio più elevate a cui non corrisponde un’adeguata risposta attraverso servizi di supporto.

Diffusione dei servizi sul territorio

Dal rapporto emerge che i servizi a sostegno della genitorialità, che in Italia raggiungono complessivamente oltre 144 mila utenti sono molto più diffusi al Nord, dove la media è di 741 utenti ogni 100 mila abitanti, rispetto alle regioni del Centro, dove il dato raggiunge la cifra di 322 utenti, infine, al Mezzogiorno, in cui si attesta a 271 utenti ogni 100000 abitanti.

Dunque, le regioni italiane che presentano la situazione in assoluto più critica sono quelle in cui fattori di rischio elevati si combinano a servizi sotto la media nazionale.

Il programma case del sorriso

Per fronteggiare il problema del maltrattamento e della trascuratezza verso le bambine e i bambini, la Fondazione ha attivato nelle città di Bari, Napoli, Siracusa e Milano il programma “Case del Sorriso“, finalizzato proprio a migliorare la condizione di minorenni e famiglie. Gli spazi offrono attività di sostegno psicologico e ascolto, di supporto alla genitorialità, laboratori sportivi, psicomotori, artistico-espressivi, proposte educative.

Il ruolo delle istituzioni

“Siamo convinti che garantire a ogni bambino un ambiente sicuro, relazioni di qualità e opportunità di crescita significa costruire una società più equa, coesa e resiliente”, ha detto Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi.

In un messaggio indirizzato alla Fondazione, la ministra per la famiglia, Eugenia Roccella, ha scritto che “i risultati dell’Indice mostrano anche come i servizi territoriali svolgano un ruolo decisivo, sul quale continuare a investire attraverso la formazione degli operatori e la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti”.

Prevenzione come priorità

E poi ancora: “in questa prospettiva si collocano i nuovi piani nazionali per prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minorenni e per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, adottati lo scorso anno. Entrambi questi strumenti muovono da un’idea di fondo: la prevenzione deve diventare il fulcro delle politiche pubbliche. Intervenire quando il danno si è già manifestato è doveroso; ma è ancora più importante creare le condizioni perché quel danno non si produca”, ha concluso Roccella.

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