domenica, Giugno 21, 2026
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20 anni di Negramaro a Rock in Roma, Sangiorgi si emoziona e dimentica le parole

AGI – Si spengono le luci e dal buio arriva il pulsare di “Una Storia Semplice“. Poi, mentre attacca “Luna Piena“, succede qualcosa che il pubblico non si aspetta: sei lune giganti gonfiabili scendono sulle teste, rotolano di mano in mano, attraversano il prato di Capannelle come pianeti impazziti. La folla si trasforma in un mare che le sospinge, le rilancia, le accompagna. È un’apertura che dice subito di cosa si parlerà nella grande festa collettiva per celebrare i 20 anni dei Negramaro, una band che ha attraversato la musica contemporanea cambiandola. La prima grande band a prendersi gli stadi e che sceglie di celebrare questa importante ricorrenza dove tutto è cominciato al ‘Rock in Roma’ con un concerto memorabile ieri sera.

Sul maxischermo comincia a scorrere la loro storia con le frasi delle canzoni. “Ricominciamo Tutto“, “Contatto“: Giuliano Sangiorgi si muove con sicurezza, il suo è un continuo duetto col pubblico e sa trasmettere la vera essenza di cosa voglia dire fare live. Dopo la corsa iniziale arriva una zona più raccolta “Fino all’Imbrunire“, “La Prima Volta“, dove la band lascia spazio al fiato, alle pause, agli sguardi tra musicisti che si conoscono a memoria. Sono più fratelli che colleghi, un rapporto che ha contribuito a renderli unici nel panorama italiano. Ma è su “Nuvole e Lenzuola“, uno dei primi grandi tormentoni che Sangiorgi invita il pubblico a stendersi a terra e poi saltare verso il cielo.

Arisa ospite a sorpresa

È in questo clima di festa che, a sorpresa, entra Arisa. Il duetto è il cuore caldo della serata. Lei attacca “Solo per Te” con Sangiorgi al pianoforte e i due si siedono l’uno accanto all’altro cantando allo stesso microfono, in un momento di simbiosi in cui le voci si fondono creando una melodia che emoziona la distesa sul prato. Poi, su invito di Sangiorgi, insieme affrontano “La Notte” iconico brano della cantautrice lucana. E qui accade una di quelle cose che un concerto perfetto non si potrebbe permettere, ma che rende questa festa autentica: Giuliano si emoziona, perde il filo, dimentica alcune parole.

Per un istante resta lì, sospeso, e il pubblico lo raccoglie cantando al posto suo con Arisa che con tenerezza si avvicina e gli mormora all’orecchio le frasi. Nessun imbarazzo, anzi: l’errore diventa il momento più umano della serata, la prova che certe canzoni si abitano davvero, fino a esserne travolti. L’abbraccio finale è quello di due amici più che di due artisti. Nella seconda parte lo schermo cambia funzione. Mentre suonano “Solo 3 Min“, “Cade la Pioggia“, “Estate“, scorrono le immagini dei videoclip dei grandi successi della band. È un modo per riannodare il filo dei ricordi, per ricordare a chi è a Capannelle da quanto tempo queste melodie accompagnano le sue estati, i suoi amori, le sue fine di storie.

Il momento dedicato e il messaggio

Vent’anni di carriera che continuano a far cantare la stessa cosa: l’amore, declinato in tutte le sue sfumature. Poi “L’Immenso“. E il tono cambia. Sangiorgi si ferma, parla al pubblico con voce diversa: “Abbiamo perso tante persone negli ultimi vent’anni, ma io questa canzone la voglio dedicare a tutti i bambini morti in Palestina“. Dopo un attimo di rispettoso silenzio si scatena un lungo e sentito applauso. La canzone arriva dopo, e arriva diversa, come se quella dedica le avesse cambiato il peso. È uno di quei momenti in cui un concerto smette di essere intrattenimento e diventa qualcos’altro. Sono i momenti in cui l’arte si fa portavoce di messaggi.

Ringraziamenti e bis finale

Prima di “Meraviglioso” arriva un ringraziamento. Sangiorgi cerca tra il pubblico in prima fila il regista Giovanni Veronesi: “Se c’è ‘Meraviglioso’ è perché lui ha insistito più di quindici anni fa di farmi rivisitare l’intoccabile Modugno“. E poi una frase che resta: “Auguro a ognuno di trovare un amico nelle vostre vite”. Sembra finita. Non lo è. Il bis riparte con l’energia di “Marziani“, poi la malinconia luminosa di “Mentre Tutto Scorre“, e infine “Parlami d’Amore“: il pubblico la canta più forte della band, le braccia alzate, le voci che si confondono. È il finale che ci si aspettava e che comunque commuove, perché questo concerto è la celebrazione di tre anni di festeggiamenti con la band che probabilmente si fermerà. Questo in attesa di una ripartenza che, siamo certi, arriverà presto perché dopo 20 anni i Negramaro hanno dimostrato di essere come un buon vino rosso. Più passano gli anni e più la musica conquista nuovo pubblico.

 

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