AGI – “Gli aiuti cominciano ad arrivare solo ora. Al momento del terremoto non sono arrivati i mezzi di soccorso e inoltre le autorità ci impediscono adesso di portare gli aiuti alle persone. Viene rifiutato anche il supporto dei volontari che vorrebbero aiutare a scavare tra le macerie“. È la testimonianza all’AGI di Teresa, italo-venezuelana che vive a Maracay, a un centinaio di chilometri da Caracas, sulle difficoltà a offrire sollievo a chi è stato colpito dal terribile sisma che ha provocato, ma la stima è provvisoria, 920 vittime. “In tanti stiamo raccogliendo donazioni, cibo, vestiti, medicine ma ieri pomeriggio è stato impedito di consegnarli alla gente – prosegue la donna -.
Ieri sono arrivati dei mezzi da El Salvador, dall’Olanda, dalla Spagna mentre i pompieri di altri Paesi, come quelli della Colombia, vengono bloccati a lungo per i controlli in aeroporto. Bisogna però fare in fretta, ogni secondo è vitale per salvare qualcuno”.
La paura durante il sisma
Teresa e suo marito erano nella loro abitazione al momento del terremoto. “Noi stiamo bene ma abbiamo avuto tantissima paura. La nostra casa e la terra si muovevano in un modo impressionante, la macchina in cortile sussultava. Poi abbiamo saputo che a pochi chilometri da noi tante case sono crollate“.
Le polemiche sul concerto
In queste ore c’è molta indignazione, racconta ancora Teresa, per la decisione di un gruppo di cantanti di fare un concerto il 5 luglio, giorno della festa nazionale. “Come si può pensare di fare festa in un momento in cui bisognerebbe pensare solo ad aiutare chi è stato colpito dal terremoto?”.



