AGI – Dopo oltre due anni e mezzo di iter parlamentare, la Francia si prepara ad adottare definitivamente una legge contro la cosiddetta “ultra fast fashion”, con l’obiettivo dichiarato di colpire piattaforme come Shein, Temu e AliExpress, accusate di inondare il mercato di capi a basso costo e di alimentare un modello di consumo altamente inquinante.
Il Senato è chiamato oggi ad approvare il testo di compromesso negoziato con l’Assemblea nazionale, dopo che il provvedimento era stato presentato oltre due anni fa. La legge punta a frenare l’espansione della moda ultra-rapida attraverso una serie di misure che comprendono penalità economiche, obblighi informativi per i consumatori e il divieto di pubblicità. “Tre piattaforme incarnano questa ondata. I loro nomi, sconosciuti fino a tre anni fa, oggi sono sulla bocca di tutti i francesi: Temu, Shein e AliExpress”, ha dichiarato la scorsa settimana il ministro del Commercio, Serge Papin.
Definizione e ambito della legge
Il nuovo testo restringe tuttavia il proprio campo d’azione alla cosiddetta ultra fast fashion, definita sulla base di due criteri cumulativi: il numero di prodotti immessi sul mercato e il rapporto tra il prezzo del capo e il costo della sua eventuale riparazione. Le soglie precise saranno fissate successivamente tramite decreto. L’obiettivo del governo è quello di colpire soprattutto i grandi operatori asiatici, evitando invece di coinvolgere gruppi europei come Zara, Kiabi, H&M, Primark o Uniqlo. Una scelta che ha suscitato forti critiche da parte della sinistra e delle associazioni ambientaliste. “Sotto il peso delle lobby, l’ambizione iniziale del testo è stata considerevolmente ridotta”, ha denunciato il deputato ecologista Charles Fournier, sostenendo che anche i grandi marchi occidentali non rappresentano modelli di moda sostenibile.
Sanzioni e obblighi per le aziende
La legge introduce un sistema di malus economici che aumenteranno progressivamente nel tempo. Dopo un emendamento governativo approvato all’Assemblea nazionale, le sanzioni potranno raggiungere fino a 20 euro per singolo articolo entro il 2030, con un tetto massimo pari al 50% del prezzo del prodotto. Parte delle somme raccolte sarà destinata al finanziamento delle infrastrutture per la raccolta e il riciclo dei rifiuti tessili. Le aziende interessate saranno inoltre obbligate a pubblicare sui propri siti messaggi che incoraggino il riutilizzo, la riparazione e un consumo più sobrio. Il provvedimento vieta anche la pubblicità delle imprese di ultra fast fashion, compresa quella realizzata attraverso influencer e creator digitali.
Dubbi della Commissione europea
Proprio sul divieto di pubblicità permane tuttavia un’incognita. La Commissione europea aveva espresso dubbi sulla compatibilità di alcune disposizioni con il diritto comunitario. Il governo francese ritiene che il divieto possa essere giustificato sulla base delle deroghe già utilizzate in passato per regolamentare la pubblicità di alcol e tabacco, ma ammette che Bruxelles potrebbe contestare questa interpretazione.
Posizioni politiche e approvazione finale
La deputata centrista Anne-Cecile Violland, promotrice del testo, ha difeso l’approccio adottato. “Sono a mio agio nel dire che, in una prima fase, colpiamo molto duramente Shein e che questa è solo la prima tappa”, ha dichiarato. Nonostante le controversie, la relatrice del testo al Senato, Sylvie Valente Le Hir, si è detta fiduciosa sull’approvazione definitiva della legge, sottolineando che “tutto è pronto” perché il provvedimento venga adottato e che il governo intende pubblicare rapidamente i decreti attuativi necessari per renderlo operativo.



