AGI – Bambini in coma etilico per grandi bevute di alcol. Sono piccoli pazienti nella fascia dai 6 ai 14 anni di età soccorsi dal 118 e trasportati in ambulanza negli ospedali della regione. I casi sono raddoppiati in un anno, confermano i dati dell’Azienda regionale emergenza sanitaria: erano sette nel maggio 2025, sono saliti a 14 nello stesso periodo del 2026. Basse le cifre, alta la preoccupazione per il fenomeno.
Infatti, nell’estate 2026 non ci sono solo caldo e sole a segnare un aumento dei rischi per la salute, ma anche l’abbuffata di sostanze alcoliche, il “binge drinking”, da giovanissimi sempre più “in erba” scambiata per “divertimento” che fa già grandi.
La tabella statistica del 118 racconta anche altro. Prendendo a riferimento gli stessi periodi e guardando stavolta al gruppo dai 15 ai 64 anni, i numeri salgono ancora. Nel Lazio, a maggio 2025 i soggetti soccorsi in coma etilico sono stati 800, passati a 831 nel medesimo arco di tempo di quest’anno.
“Temo che i giovani li abbiamo lasciati un po’ troppo soli – considera il direttore dell’Ares, Narciso Mostarda, giunto al secondo anno alla guida dell’Azienda regionale – È molto facile dire che sono colpevoli di tutto quello che succede: sono lo specchio della società che offriamo loro”.
L’allarme del Bambino Gesù
L’allarme alcol fa usare toni seri anche al responsabile del Pronto soccorso dell’ospedale pediatrico “Bambino Gesù” del Gianicolo, a Roma. “Gli eventi di coma etilico non sono molti – dichiara il dottor Sebastian Cristaldi – ma fanno riflettere i numeri che riguardano le intossicazioni alcoliche. Nel primo caso – spiega – il minore arriva in una condizione di non responsività (di incoscienza, ndr), da codice rosso. Per fortuna le situazioni non sono tante: due nel 2023, altrettante nel 2024 e una nel 2025”.
Diverso il quadro delle intossicazioni alcoliche, “È una condizione – precisa il responsabile – che certamente non mette a rischio la vita del paziente, ma ha le sue conseguenze. Nel mese di maggio ci sono stati 4-5 episodi e se ne contano tra i 49 e i 53 l’anno e – sottolinea – sono in costante e leggero aumento”.
Le cause
Quali possono essere le cause? “Sono maggiori gli incontri in cui si può fare abuso di alcol, i ‘binge drinking’ – continua il medico -. E non sempre dopo un’abbuffata alcolica si finisce al pronto soccorso. Per dirla male, spesso si vomita a casa. Quindi, il numero effettivo degli episodi non si conosce. Però, ripeto, i casi di intossicazione alcolica sono in costante e leggero aumento”.
L’età dei pazienti
Inoltre, c’è anche un altro aspetto che il responsabile sanitario sottolinea: l’età dei pazienti. “Si abbassa – segnala Cristaldi -. Ci stiamo avvicinando alle cifre di altri Paesi europei, come Belgio e Olanda. Fino a quattro anni fa chi ricorreva alle cure aveva tra i 14 e 17 anni di età. Ora siamo scesi a 12, più maschi che femmine: 55% gli uni, 45% le altre; un paziente su dieci ha fatto anche uso di droghe”.
Nell’aprile scorso una luce rossa sui numeri relativi al rapporto giovani e alcol l’aveva accesa pure l’Istituto superiore di sanità pubblicando i risultati di un’indagine nazionale. “Un milione e 260mila 11-24enni consumatori a rischio. Di questi – entrava nel dettaglio l’Iss – 615.000 sono minorenni (il 17,8% dei maschi e il 13,3% delle femmine). Tra i ragazzi di età compresa tra i 18 e 24 anni sono circa 645.000 i consumatori a rischio (20,1% maschi, 11,2% femmine). Sempre elevata – concludeva – la frequenza del bere per ubriacarsi: 664.000 11-24enni, il 10,2% dei maschi e il 6,3% delle femmine, di cui 74.000 minorenni”.
I danni alla salute
Quali sono i danni alla salute che potrebbero subire i baby consumatori attaccati alla bottiglia? “Alcuni – specifica Cristaldi – sono legati, per esempio, all’esordio precoce delle dipendenze e, a catena, c’è sicuramente il fatto che diventare dipendenti dall’alcol in età precoce crea tutta una serie di disordini che poi si ripercuotono nella fase finale dell’adolescenza e da giovani adulti. Ci si ammala prima – sintetizza – la macchina corporea può manifestare disturbi del metabolismo, obesità, ipertensione, sbalzi della glicemia che favoriscono l’insorgenza o l’esordio di malattie che magari non si sapeva di esserne predisposti, vedi il diabete. Il danno neurologico non si recupera più. Purtroppo – conclude Cristaldi – sono cose per un medico abbastanza immediate, ma per la società civile non lo sono per niente”.



