AGI – A Chalakudy, città dell’India meridionale, gli elefanti robot stanno sostituendo quelli vivi nei rituali e nei festival hindu a causa delle preoccupazioni per gli abusi sugli animali e per le tragedie causate dagli elefanti in fuga, spesso imbizzarriti per lo spavento. Ma i fedeli più tradizionalisti si oppongono al cambiamento, sottolineando la sacralità degli elefanti che vengono associati alla divinità Ganesha, simbolo di saggezza e prosperità.
I nuovi animatroni, che troneggiano nel cortile dell’ingegnere meccanico indiano Prasanth Prakashan, sono realizzati in fibra di vetro, ferro e gomma a grandezza naturale, e come gli elefanti veri hanno orecchie che si muovono, code che sbattono e proboscidi che spruzzano acqua. Una soluzione che ha riscosso successo tra gli animalisti, ma che invece ha irritato chi crede fermamente che gli elefanti reali siano indispensabili per celebrare i rituali e le feste del tempio, dove vengono trattati come vere e proprie star. Secondo quanto riportato da Associated Press, il gruppo per il benessere degli animali PETA e altre organizzazioni no-profit hanno donato circa 40 elefanti robot, ciascuno dal costo di circa 6mila dollari, ai templi indiani per sostituire gli elefanti veri.
Il meccanismo
Tuttavia, le differenze tra un elefante robot e un animale in carne e ossa sono piuttosto evidenti: il primo è molto più leggero, ma non si muove in maniera fluida come farebbe un vero pachiderma. Parti del corpo, come la testa e gli occhi, si muovono grazie a dei motori elettrici e per avvicinarsi il più possibile a un risultato realistico, sono stati utilizzati materiali flessibili. Lo stesso Prakashan è consapevole dei limiti delle sue “creature” e ha dichiarato: “Non si può riprodurre perfettamente un elefante originale proprio come non è possibile duplicare un essere umano. Ma cerchiamo di catturare il più possibile l’essenza di questo animale maestoso”. E aggiunge che, sebbene i robot non siano ancora in grado di camminare, “lo faranno presto. Ci sto lavorando”.
L’ingegnere meccanico ha realizzato il suo primo elefante robot rivestendolo solo di gomma, per poi passare a stampi più resistenti in fibra di vetro. Le parti mobili in gomma sono modellate da artisti che riproducono fedelmente i minimi dettagli dell’animale vero, come la pelle rugosa e le vene che spuntano dalle orecchie a ventaglio. L’intero processo, dalla creazione dello stampo all’animazione dell’elefante, richiede a Prakashan e alla sua squadra circa 15 giorni.
Prakashan, che costruisce animatroni soprattutto per centri commerciali, parchi e fiere, ha attirato l’attenzione della PETA nel 2023 con un video virale di elefanti robotici a un festival di Dubai. Nello stesso anno, ha conquistato già i primi templi con questa novità, come ad esempio quello di Irinjadapilly Sree Krishna nello stato di Kerala, dove appunto nel 2023 è arrivato il primo esemplare di elefante robot. Khushboo Gupta, vice presidente delle policy di PETA India, ha precisato: “Gli elefanti sono costretti a stare lì per ore al caldo, con grandi folle, tamburi e fuochi d’artificio. Qualsiasi stimolo potrebbe farli andare in escandescenze”. E il timore che si verifichino delle tragedie è sempre dietro l’angolo, come ha precisato K.I. Purushottaman, presidente del tempio Cheekamundi Sri Mahavishnu a Thrissur, secondo cui gli elefanti robotici hanno portato tranquillità nel luogo sacro perché lui e altri amministratori temevano la possibilità di un attacco mortale da parte di un elefante. “Ora con questa soluzione non abbiamo più paura, siamo molto più sollevati”, ha detto.
Gli oppositori
Dall’altro lato, però, ci sono i fedeli più ancorati alla tradizione e che faticano ad accettare questa alternativa. C’è chi come K. Mahesh che addirittura noleggia il suo vero elefante per le feste circa 45 giorni all’anno. “Se non credi che gli elefanti siano sacri, che senso ha un elefante robotico in un tempio?”, ha chiesto. Mahesh ha il suo elefante da 25 anni e lo considera ormai “come un membro della famiglia o un animale domestico” che porta gioia a tutti, a patto che venga trattato con cura e attenzione. Nonostante diversi amministratori di templi si siano schierati contro l’uso degli elefanti robot per rituali e feste hindu, gli animalisti hanno puntualizzato: “Se non smettiamo di trattare gli elefanti come merci, le generazioni future non potranno averne”.



