AGI – C’è un momento preciso, sotto il cielo aperto della Cavea all’Auditorium di Roma, in cui smetti di guardare lo smartphone e invece cominci a guardare dentro i ricordi della tua infanzia dando sfogo all’immaginazione.
Succede quando le prime note si alzano dall’orchestra come un vento gotico che scende dai colli di Roma, e all’improvviso non sei più’ su una gradinata: sei dentro un castello di forbici, in una fabbrica di cioccolato, tra le tombe di Halloween Town.
Ieri sera Danny Elfman non ha soltanto cantato delle canzoni, ma ha aperto la stessa porta che Alice attraversa quando scende nella tana del Bianconiglio.
Il medley da “Sleepy Hollow” a “La fabbrica di cioccolato”
L’inizio è già una scommessa vinta. Un medley che intreccia mondi diversi tra cui “Sleepy Hollow”, “La fabbrica di cioccolato”, il tenerissimo “Big Fish” mentre sullo schermo scorrono immagini selezionate dallo stesso Tim Burton.
Non è un semplice accompagnamento visivo: è un dialogo. Le partiture rincorrono i fotogrammi, li anticipano, li commentano. E l’orchestra sinfonica, monumentale, fa qualcosa che le registrazioni non potranno mai restituire: fa vibrare l’aria, ti entra nel petto, trasforma la nostalgia in una cosa fisica, quasi corporea.
Batman Gotham City
Si parte con il divertimento di “Pee-wee’s Big Adventure” e di “Beetlejuice”. C’e’ il cult “Mars Attacks!”. Poi arriva il buio. Quello vero, quello che Elfman ha scritto contribuendo a dare forma cinematografica a Gotham City. Partono le musiche di “Batman” e “Batman Returns”, con le immagini del Joker e del Pinguino. E’ l’oscurità che ha ridefinito il cinema dei supereroi molto prima che diventasse un genere di massa: cupa, teatrale, orgogliosamente gotica.
La sposa cadavere e Frankenweenie
Poi si passa all’animazione di cui Burton ha riscritto un genere con la stop motion ed è un tripudio: da “La sposa cadavere” fino a “Frankenweenie”, autentici capolavori che riprendono vita in modo unico tra clip e bozzetti originali proiettati sul maxi schermo.
Edward mani di forbice
E quando pensi che l’intensità non possa che scaricarsi, ecco le prime note di “Edward mani di forbice“. Qui il registro cambia completamente. La malinconia diventa carezza, il carillon di quel tema fragile e infinito si distende sopra migliaia di persone immobili.
C’è qualcosa di crudele e bellissimo nel modo in cui Elfman sa mettere in musica la solitudine, nel modo in cui una melodia riesce a raccontare un personaggio che non sa toccare senza ferire. La serata è un pendolo perfetto tra questi due poli il festoso e lo struggente.
La storica collaborazione con Tim Burton
Diciassette collaborazioni con Burton, oltre trentacinque anni di sodalizio, condensati in un percorso che non ha mai un momento di pausa. Ma il cuore pulsante, il vertice assoluto, arriva quando lui sale sul palco. Danny Elfman in persona. Per chi non lo sapesse, è la voce originale di Jack Skeletron in “Nightmare Before Christmas” quel Jack che da noi ha avuto la voce indimenticabile di Renato Zero.
Danny Elfman sul palco
E vederlo lì, istrionico, teatrale, magnetico, muoversi come se avesse ancora l’agilità del ragazzo che scriveva colonne sonore rivoluzionarie, scatena un delirio collettivo che non ho parole per descrivere.
“What’s This?”, esplode nella notte romana e all’improvviso siamo tutti bambini che scoprono la neve per la prima volta. “Jack’s Lament” riporta il magone, quella dolcezza da eterno insoddisfatto che tutti, almeno una volta, abbiamo sentito addosso. “Making Christmas” trasforma la Cavea in un girotondo febbrile.
C’è una generosità disarmante in tutto questo. Elfman non si nasconde dietro l’orchestra, non si accontenta del ruolo del compositore appartato. Si mette in gioco, canta, si espone, regala il suo corpo alla musica che ha scritto trent’anni fa e che evidentemente ama ancora come il primo giorno.
Ed è forse questo il segreto della serata organizzata da Intersuoni BMU con Bass Culture e Fondazione Musica per Roma: la sensazione che nessuno, sul palco o in platea, stesse recitando una parte.
Abbiamo passato una vita a innamorarci di questi film credendo che fossero le immagini a stregarci. Questo concerto ci ha mostrato come senza la musica le immagini non sarebbero mai state sufficienti. Forse è solo la prova che certi sogni, quando li ascolti bene, non finiscono mai davvero.



