sabato, Luglio 4, 2026
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img

80 anni di bikini, tra strategie marketing e rivoluzione

AGI – La prima versione di un bikini era decisamente più audace di quelle che seguirono. Infrangeva una regola aurea: l’ombelico poteva essere scoperto, la linea era molto sgambata e la fascia superiore lasciava poco spazio all’immaginazione. Al punto che per indossarlo Louis Réard, ingegnere automobilistico francese che si improvvisò stilista innovativo, trovò soltanto una spogliarellista del Casino de Paris.

Nessuna modella professionista si fece coraggio per prestarsi alla passerella e alla foto che sarebbe passata alla storia come il momento esatto in cui nasce il bikini. Era il 5 luglio del 1946 e dopo 80 anni quello che è il costume da bagno per antonomasia è molto più di un indumento.

Un simbolo oltre il costume

 

 

È persino un’unità di misura, uno scoglio psicologico e un caso di marketing. Perché, appunto, il nome contiene in sé principi di strategia commerciale che si basano sulla capacità di condizionamento psicologico del consumatore e un messaggio fortemente evocativo.

Origine del nome bikini

Quattro giorni prima del lancio, esattamente il 1 luglio 1946, gli Stati Uniti avevano condotto dei test nucleari nell’Atollo di Bikini, nelle isole Marshall. Réard, con un colpo di genio del marketing, intuì che il suo nuovo costume avrebbe avuto un impatto culturale altrettanto esplosivo. Ecco che la paura nucleare conosciuta appena un anno prima con Hiroshima vira su un messaggio positivo e seducente.

Sono passati 80 anni e il bikini è ancora nell’immaginario collettivo come quell’indumento che sottolinea fisici scolpiti e misura l’autostima di una donna. Ma 80 anni non sono passati lisci. Anche se gli scandali hanno accresciuto la fama.

 

 

Diffusione in Italia

Nel primo anno di vita diventa una ‘divisa ufficiale’. È la giovanissima Lucia Bosè che decide di indossarlo per sfilare al concorso di Miss Italia. E da quel momento le aspiranti Miss abbandonano il costume intero e sopra i tacchi indossano il due pezzi che dalla prima versione ha acquistato qualche centimetro di stoffa per coprire l’ombelico, nascondere un po’ di coscia e di seno.

Divieti e scandali

 

 

E sulle prime non basta nemmeno. Negli anni ’50 Italia, Spagna, Portogallo e diverse spiagge americane lo dichiarano illegale. I carabinieri e i vigili urbani girano armati di centimetro per controllare le giovani più audaci.

Ma nel 1956 Brigitte Bardot indossa un bikini in “E Dio creò la donna” e il mondo impazzisce. Per abolire i divieti e riporre in un cassetto i centimetri bisognerà attendere il 1962 con la statuaria Ursula Andress che emerge dal mare e stravolge persino 007.

Una conquista di libertà

La giornata del 5 luglio rimane così un promemoria di come un piccolo pezzo di stoffa abbia rappresentato una pietra miliare nella lotta per la libertà del corpo femminile.

 

 

 

 ​ Read More 

​ 

VIRGO FUND

PRIMO PIANO