AGI – Il conflitto tra Iran e Stati Uniti entra nel suo sesto mese senza che la pressione militare o i tentativi diplomatici siano riusciti a mettere la parola fine agli scontri. Dall’inizio dell’offensiva, il 28 febbraio, la crisi ha attraversato bombardamenti, tregue fragili e nuove escalation, con lo Stretto di Hormuz diventato il principale terreno di scontro e una minaccia costante per i mercati energetici.
L’inizio della guerra in Iran
L’operazione americana, condotta insieme a Israele, è cominciata con attacchi contro strutture militari, missilistiche e di sicurezza iraniane. Teheran ha risposto colpendo Israele, basi statunitensi nella regione e rotte commerciali del Golfo.
Hormuz e il boom dei costi dell’energia
Attraverso Hormuz passa normalmente circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. La riduzione del traffico ha spinto al rialzo i prezzi dell’energia e costretto i produttori del Golfo a utilizzare rotte alternative, insufficienti però a compensare il blocco dello stretto. Il primo tentativo di fermare la guerra ha portato a una tregua in primavera, senza risolvere le divergenze sulla navigazione e sul programma nucleare iraniano.
Iran e Usa firmano l’accordo quadro
Il 17 giugno, Washington e Teheran hanno poi firmato un nuovo accordo quadro, mediato da Qatar e Pakistan, che prevedeva la sospensione degli attacchi americani, la revoca del blocco navale e la riapertura di Hormuz. Anche questa intesa è durata poche settimane, con le due parti che hanno interpretato in modo diverso le disposizioni sullo stretto. L’Iran ha rivendicato la possibilità di controllare le rotte lungo le proprie coste, mentre gli Stati Uniti hanno insistito sulla libera navigazione internazionale.
Nuova escalation
All’inizio di luglio il traffico marittimo è tornato a ridursi e gli attacchi contro petroliere e navi commerciali hanno spinto Washington a ripristinare il blocco dei porti iraniani e ad avviare una nuova campagna di bombardamenti.
Il Mar Rosso nella morsa degli Houthi
Il conflitto si è esteso anche al Mar Rosso, dove gli Houthi hanno colpito petroliere saudite e minacciato il passaggio di Bab el-Mandeb. Donald Trump ha sospeso i bombardamenti nel fine settimana, aprendo una nuova finestra diplomatica, ma ha avvertito che gli attacchi riprenderanno in caso di fallimento dei colloqui.
Il tentativo di una nuova mediazione
Il presidente sostiene che la pressione militare abbia costretto Teheran a tornare al tavolo, ricostruzione respinta dall’Iran. Qatar, Pakistan e Oman stanno cercando di rilanciare la mediazione, mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che oggi è atteso alla Casa Bianca, resta favorevole alla prosecuzione delle operazioni.



