venerdì, Luglio 31, 2026
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“Uniti contro Sanchez”, la crisi a Ceuta compatta le destre europee

AGI – L’ingresso irregolare di 40 mila marocchini a Ceuta, enclave spagnola situata geograficamente in Marocco, è diventato l’occasione per le destre europee di fare fronte comune contro quello che considerano l’ultimo leader socialista rimasto al governo nell’Ue: il premier spagnolo Pedro Sánchez.

Le immagini della frontiera sfondata e di uomini che raggiungono a nuoto la costa europea hanno fatto rapidamente il giro del mondo, scatenando la reazione immediata di diversi governi.

L’allarme migranti a Ceuta e l’accordo si Schengen 

Per prima, ieri, l’Italia, che ha proposto la sospensione dello spazio Schengen per la Spagna, con l’obiettivo di bloccare eventuali movimenti secondari verso altri Paesi. Giorgia Meloni non è rimasta sola: Francia, Finlandia e Svezia si sono allineate, aggiungendo l’ipotesi di controlli più rigorosi alle frontiere.

Von der Leyen: “A Ceuta immagini inaccettabili” 

Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (che è anche un’esponente di punta del Ppe) ha definito “inaccettabili” le immagini provenienti da Ceuta, ribadendo che “non possiamo permettere a nessuno di entrare nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole”. Una posizione che riflette il pensiero di molti governi conservatori, che vedono nella crisi spagnola l’occasione per ricompattarsi e mettere sotto accusa le politiche migratorie di Sanchez, giudicate troppo permissive.

Le critiche a Sanchez 

Il premier spagnolo a inizio anno aveva annunciato la regolarizzazione di 500 mila migranti già presenti nel Paese, proprio mentre le istituzioni europee approvavano il Patto Migrazione e Asilo, che introduce controlli più stringenti e procedure di rimpatrio accelerate per chi non ha diritto alla protezione.

Un’iniziativa, quella spagnola, che è stata vista come un punto di rottura rispetto alla direzione dei testi europei. Per ironia della sorte, sarà proprio a Ceuta, nei prossimi giorni, che si misurerà l’efficacia del nuovo quadro normativo europeo e la capacità di rimpatrio dei marocchini non aventi diritto.

Le richieste del Partito Popolare spagnolo

Le destre europee, anche quelle all’opposizione, fanno muro contro Sanchez. Il Partito Popolare spagnolo ha chiesto che il premier riferisca in Parlamento: “deve spiegare quali misure intende adottare per garantire l’integrità delle frontiere in questa gravissima crisi migratoria”.

L’ex primo ministro francese Michel Barnier ha affermato che “la Francia non può sopportare le conseguenze delle politiche migratorie dei suoi vicini. Se uno Stato membro prende decisioni che creano un fattore di attrazione per la migrazione irregolare, dobbiamo essere in grado di proteggere immediatamente i nostri confini, in particolare con la Spagna”.

Le reazioni del Ppe

Il capogruppo del PPE al Parlamento europeo Manfred Weber ha definito la crisi “il risultato del fattore di attrazione della regolarizzazione di massa”. Per ESN, interviene la capogruppo nella commissione Libertà civili a Bruxelles, Mary Khan: “Se la Spagna non è in grado di garantire la frontiera esterna dell’Ue, la sospensione di Schengen nei confronti della Spagna deve essere sul tavolo. La libertà di movimento funziona solo quando le frontiere esterne sono protette”.

L’allarme dalla Danimarca

In Danimarca, il leader nazional-conservatore Morten Messerschmidt ha parlato di “catastrofe che rivela l’estrema vulnerabilità del sistema Schengen a causa di un governo profondamente irresponsabile”.

La posizione dell’AfD in Germania

Anche in Germania l’AfD cavalca la crisi: la leader Alice Weidel ha ricordato che quanto accaduto nel 2015 “non deve ripetersi” e ha avvertito sui social che “la Germania deve prepararsi: le frontiere devono essere protette e i respingimenti attuati con rigore. Se necessario, anche l’area Schengen deve essere sospesa”.

Il banco di prova europeo

La crisi di Ceuta diventa così il primo banco di prova del nuovo sistema europeo di gestione delle migrazioni e, allo stesso tempo, il terreno su cui le destre del continente si ricompattano. Ora sarà compito della Spagna dimostrare che la risposta spagnola, e quella europea, è in grado di reggere l’urto di una nuova crisi migratoria.

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