AGI – Annullato l’attacco americano in Iran. La nuova massiccia ondata di raid contro Teheran era attesa proprio nel weekend ma, a sorpresa, Donald Trump annuncia di aver acconsentito a fermare la nuova offensiva, a patto che si raggiunga subito un accordo.
Trump annulla gli attacchi in Iran
È di poco prima la notizia, rivelata da Axios, di un colloquio con il principe ereditario saudita, nel quale Mohammed bin Salman esprime al presidente Usa la preoccupazione per gli annunciati piani di colpire obiettivi energetici iraniani, in risposta all’attacco missilistico iraniano contro una base statunitense in Giordania e alle continue interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. A cui aveva fatto seguito la minaccia di Teheran di una rappresaglia contro impianti energetici e infrastrutture in Israele e nei Paesi del Golfo.
Teheran: “Non c’è l’intesa sulla riapertura di Hormuz
Non c’è nessun accordo tra Iran e Stati Uniti sulla riapertura dello stretto di Hormuz, Ad assicurarlo è stata l’agenzia iraniana Fars, citando una fonte vicina ai negoziati. “Non esiste alcun accordo riguardo alla riapertura dello Stretto di Hormuz e le notizie pubblicate in merito sono false”, ha scritto. “Fino a quando continueranno le azioni ostili degli Stati Uniti, lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso e il passaggio delle imbarcazioni sarà possibile soltanto attraverso la rotta annunciata e con l’autorizzazione della Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc)”, ha chiarito una fonte militare.
L’agenzia di stampa iraniana Mehr ha poi smentito che Teheran abbia chiesto a Donald Trump di fermare un nuovo attacco, come invece sostenuto dal presidente americano. “Non è altro che una nuova menzogna”, hanno detto all’agenzia fonti militari. Le forze armate iraniane, hanno assicurato le stesse fonti, sono “in massima allerta e pronte a qualsiasi eventualità”.
L’avvertimento dell’Iran
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva messo in guardia il capo di stato maggiore dell’esercito pakistano Asim Munir e il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan contro qualsiasi “azione avventuristica da parte dell’esercito statunitense”.
Bin Salman a Trump: “Serve una tregua”
Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha sentito al telefono il presidente americano Donald Trump e ha sottolineato la necessità di perseguire con l’Iran la via delle trattative. A riferirlo è stata l’agenzia ufficiale saudita Sp. “Sua altezza reale ha sottolineato la necessità di far prevalere il linguaggio del dialogo per ridurre l’escalation e l’importanza di compiere tutti gli sforzi possibili per realizzare una tregua“, si legge. Una pausa delle ostilità, si sottolinea, avrebbe lo scopo di “preparare la strada a soluzioni diplomatiche che conseguano risultati positivi per preservare la sicurezza e la stabilità della regione e impedire il trascinamento verso un conflitto più ampio, le cui ripercussioni colpirebbero la sicurezza e la stabilità regionali e internazionali”.
Le pressioni dei paesi del Golfo su Iran e Usa
Sempre secondo Axios, anche altre potenze regionali, tra cui Qatar, Emirati Arabi Uniti, Turchia e Pakistan, stavano esercitando pressioni su Stati Uniti e Iran.
I colloqui sullo Stretto di Hormuz
Il sito americano ha rivelato che sabato i mediatori del Qatar hanno avuto colloqui separati con Araghchi, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e funzionari omaniti nel tentativo di raggiungere un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz, colloqui in cui si sarebbero registrati dei progressi.
L’annuncio di Trump
A cui fa indirettamente riferimento lo stesso Trump nel post su Truth in cui annuncia di aver “acconsentito, per il bene futuro del mondo e, allo stesso modo, per la sopravvivenza di un Iran prospero e di successo, a annullare l’attacco” nonostante “gli Stati Uniti” fossero “pronti all’azione”, ma “a condizione che si riesca a raggiungere rapidamente un accordo“.
I termini dell’accordo
Il presidente Usa spiega infatti che “l’Iran e altri Paesi del Medio Oriente ci hanno appena chiesto di sospendere qualsiasi attacco”, “poiché sono stati concordati i termini generali di un accordo: ciò comporterebbe l’apertura immediata, completa e totale dello Stretto di Hormuz e la fine della minaccia nucleare iraniana”.



