mercoledì, Agosto 5, 2026
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El-Sayed vince le primarie Dem in Michigan, è un’onda socialista

AGI – L’avanzata dei socialisti non si arresta. La corrente radicale e pro-Pal del partito Democratico ha conquistato le primarie in Michigan per la scelta del candidato al Senato: Abdul El-Sayed, progressista e aperto critico di Israele, ha sconfitto di misura Haley Stevens, moderata sostenuta dai vertici Dem. El-Sayed è riuscito a prevalere su una candidata che aveva ricevuto donazioni alla sua campagna dai grandi gruppi, tra cui l’American Israel Public Affairs Committee, una potente organizzazione filo-israeliana dalle posizioni molto dure, che aveva donato 32 milioni.

Il vincitore affronterà a novembre l’ex deputato repubblicano Mike Rogers per un seggio considerato chiave: se i democratici dovessero farcela, aumenterebbero le possibilità di tornare a controllare il Senato. Dopo il risultato elettorale resta la domanda se El-Sayed riuscirà a vincere anche a novembre, e qui lo scenario appare meno chiaro: i democratici moderati temono che un esponente populista e anti-Israele possa spaventare molti elettori, soprattutto gli indipendenti. 

Il sostegno di Bernie Sanders

Altri, invece, hanno avuto la conferma della scelta vincente di occuparsi di problemi concreti e non ideologici: El-Sayed sostiene misure concrete per affrontare il costo della vita e il progetto di rendere le cure mediche universali e gratuite, sul modello europeo, e non lasciarle in mano alle compagnie assicurative. “Al suo fianco si è schierato il senatore indipendente Bernie Sanders, che gode ancora di grande popolarità tra i giovani.

La svolta socialista nel partito

Ed è stata proprio questa fetta di elettorato ad aver spinto questo biologo di 41 anni, nato a Detroit, figlio di immigrati egiziani, verso la nomination, il vero fatto politico che emerge da questa giornata di primarie. Con lui ha vinto il socialismo che ha trovato da tempo il suo leader nel sindaco di New York Zohran Mamdani. El-Sayed ne condivide molti punti del programma, inclusa la maggiore tassazione dei grandi patrimoni, gli asili nido accessibili, la forte riduzione dell’influenza del denaro nella politica e una riforma profonda delle politiche sull’immigrazione.

Le prospettive per novembre

Mentre a destra prefigurano una crisi interna tra i democratici, che potrebbero finire lacerati tra l’ala moderata e quella socialista, lo stesso El-Sayed ha lanciato messaggi unitari, annunciando dopo la vittoria una prima svolta: “adesso ricuciremo gli strappi”, ha promesso. La strada potrebbe apparire complicata e semplice allo stesso tempo: l’ascesa dei socialisti si spiega con la voglia della base democratica di avere risposte concrete nella vita di tutti i giorni, e non solo messaggi ideologici. La democrazia è considerata un valore, certo, la Costituzione un vanto, ma poi ci sono le bollette, la spesa il cui prezzo si fa sempre più insostenibile, la difficoltà nel garantirsi cure, a contare di più. Se i socialisti dovessero allentare la retorica populista in modo da parlare ai moderati, e i democratici moderati cominciassero a guardare ai temi concreti degli elettori, allora questo nuovo fenomeno politico americano potrebbe saldare due anime e portare davvero i democratici là dove solo due anni sembrava impossibile: controllare Camera e Senato e mettere un po’ di sabbia nell’ingranaggio dell’amministrazione Trump.

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