venerdì, Agosto 7, 2026
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Ceuta chiede aiuto all’Ue: “Il momento più difficile della nostra storia”

AGI – La crisi di Ceuta continua a occupare le istituzioni europee. Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, è intervenuto oggi alla riunione straordinaria della commissione LIBE del Parlamento europeo, convocata in piena pausa agostana per discutere dell’emergenza vissuta e quasi del tutto superata. E ha definito lo scorso fine settimana “il momento più difficile della storia di Ceuta“.

Vivas ha chiesto il rafforzamento della frontiera con il Marocco, “che è il confine di tutti“, sollecitando “maggiori mezzi personali e materiali” per garantire la sicurezza dell’enclave. Ha avvertito che “Ceuta non è tornata alla normalità“, spiegando che “rimangono ancora 3.500 persone e i centri sono in una situazione di collasso”, dopo l’arrivo di oltre 70mila persone in due giorni.

“La nostra popolazione si sente triste, impotente, inquieta, impaurita e preoccupata. E ha motivo di esserlo, perché è inevitabile chiedersi se questo non si ripeterà e se la prossima volta sarà quella definitiva per la caduta nell’abisso”, ha dichiarato davanti ai deputati europei.

Il presidente dell’exclave ha confessato che Ceuta vive “nell’angoscia” per quanto potrebbe accadere il 15 agosto, visti gli appelli circolati sui social media per una nuova ondata di attraversamenti. Ha poi rivolto una doppia richiesta all’Eurocamera: che “si esprima chiaramente” riconoscendo che quanto accaduto “non può essere trattato come una semplice crisi migratoria, ma come una minaccia all’integrità territoriale di Ceuta, della Spagna e dell’Unione europea”. E che si rivolga alle altre istituzioni UE “per trarre una lezione da ciò che è successo”.

La Commissione europea ha confermato che “l’attenzione rimane altissima prima, durante e dopo il 15 agosto”, data indicata sui social media come possibile nuova minaccia di attraversamento del confine. A chiarirlo è stato il portavoce Guillaume Mercier, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing con la stampa.

La polemica sulle assenze e la posizione della Commissione UE

L’appuntamento parlamentare però ha visto anche montare una polemica per l’assenza dei ministri del governo spagnolo chiamati a partecipare. Il presidente della commissione LIBE, Javier Zarzalejos, ha definito “profondamente deplorevole” il mancato intervento della ministra per le Migrazioni Elma Saiz Delgado e del ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska.

In una lettera indirizzata alla commissione, Grande-Marlaska ha spiegato che né lui né la ministra dell’Inclusione Elma Saiz avrebbero potuto partecipare, citando “l’attuale situazione a Ceuta”, la pressione migratoria in altre aree del Paese, la cooperazione con i partner africani e le emergenze causate dai gravi incendi boschivi.

Presente invece il commissario UE agli Affari interni e Migrazione, Magnus Brunner, che da giorni segue il dossier. L’esponente di Palazzo Berlaymont è tornato ad affermare che quanto accaduto a Ceuta ha “scosso la politica di un intero continente“, mettendo “alla prova la resilienza e la sicurezza delle frontiere esterne”.

“Non possiamo accettare una tale violazione dell’integrità delle nostre frontiere esterne e della sicurezza dell’UE”, ha aggiunto. Brunner ha riconosciuto che la situazione “ha alimentato notevoli timori dei cittadini in tutta Europa”, ricordando che i controlli interni alle frontiere “dovrebbero essere l’ultima spiaggia, applicati soltanto dove necessario e proporzionato”. E ha aggiunto: “Abbiamo una responsabilità collettiva: tutelare l’integrità e la sicurezza dello spazio Schengen. La nostra risposta deve essere coordinata, proporzionata e basata sulla realtà sul campo”.

Disinformazione e prevenzione dei rischi

Con una situazione che ha messo a dura prova il territorio di Ceuta, Vivas ha sottolineato l’urgenza di potenziare i meccanismi di allerta precoce e la comunicazione tra gli Stati, ma anche la capacità di contrastare la disinformazione, per evitare che si ripeta quanto accaduto a fine luglio.

Secondo un rapporto pubblicato da Chema Gil, analista della sicurezza e ricercatrice all’Università di Murcia, dietro l’afflusso di migliaia di marocchini nella exclave spagnola c’è stata una campagna sui social media che ha totalizzato 11 milioni di visualizzazioni.

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