domenica, Agosto 9, 2026
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In Italia diminuiscono i nidi della tartaruga marina Caretta caretta

AGI – Circa 280 nidi di tartaruga marina Caretta caretta sono stati censiti lungo le coste italiane nella prima settimana di agosto, un numero inferiore a quello delle ultime stagioni eccezionali e in particolare del 2025, quando nello stesso periodo erano già stati individuati oltre 600 nidi e a fine stagione ne erano stati registrati più di 700.

Il rallentamento, secondo le stime preliminari del progetto europeo ‘Life Turtlenest’, coordinato da Legambiente, riflette però le naturali dinamiche riproduttive della specie e non modifica il quadro di forte espansione della nidificazione osservato in Italia nell’ultimo decennio. Le femmine di Caretta caretta, infatti, non depongono ogni anno. Dopo una stagione riproduttiva hanno generalmente bisogno di due o tre anni per ricostituire le riserve energetiche necessarie a produrre un nuovo carico di uova.

Il confronto con Francia e Spagna

Il confronto con gli anni precedenti mostra forti oscillazioni: nella prima settimana di agosto erano stati censiti 189 nidi nel 2021, 96 nel 2022, 326 nel 2023, 486 nel 2024 e oltre 600 nel 2025. Dopo due stagioni con un numero eccezionale di deposizioni, una parte delle femmine che si sono riprodotte negli ultimi anni può quindi ‘saltare’ il 2026. “La diminuzione del numero di nidi registrata quest’anno non è un fenomeno esclusivamente italiano”, ha spiegato Sandra Hochscheid, ricercatrice della Stazione Zoologica Anton Dohrn e partner scientifico di ‘Life Turtlenest’.

Lo stesso andamento, ha aggiunto, “è stato osservato in Spagna, in Francia e in molte aree storiche di nidificazione del Mediterraneo orientale”. Secondo Hochscheid, questo indica che anche la recente espansione italiana presenta ormai “le naturali dinamiche cicliche osservate su scala mediterranea”. 

L’interferenza dell’attività umana 

Negli ultimi dieci anni, l’Italia è diventata una delle principali aree di nidificazione del Mediterraneo occidentale, con un’espansione senza precedenti dell’areale riproduttivo della specie. Secondo il progetto, il fenomeno sembra essere favorito dal cambiamento climatico e dal progressivo riscaldamento delle acque, ma potrebbe riflettere anche una crescita della popolazione mediterranea di tartarughe marine. La Sicilia resta la regione con il maggior numero di nidi, circa 129, seguita dalla Calabria con 50, dalla Puglia con 38 e dalla Campania con 37. Sono stati inoltre censiti nove nidi nel Lazio, sette in Toscana, cinque in Sardegna, quattro in Basilicata e uno in Abruzzo. Per Calabria e Puglia, in particolare, le cifre sono ancora provvisorie perché non tutte le reti di monitoraggio diffondono i propri dati prima della conclusione della stagione.

Se la diminuzione delle deposizioni ha dunque una spiegazione biologica, ‘Life Turtlenest’ richiama l’attenzione sulle pressioni provocate dalle attività umane. Tra quelle considerate più sottovalutate c’è la pulizia meccanica degli arenili. Ruspe, trattori, pale meccaniche e mezzi cingolati possono compattare la sabbia, danneggiare la vegetazione dunale, rimuovere la posidonia spiaggiata e, nei casi peggiori, distruggere nidi non ancora individuati. La camera di incubazione può trovarsi a 40-50 centimetri di profondità e può quindi essere raggiunta dalle lame dei mezzi. “Il punto è che questa pratica non è solo dannosa: è illegale”, ha affermato Stefano Di Marco, project manager di ‘Life Turtlenest’ e coordinatore dell’Ufficio Progetti di Legambiente. Di Marco richiama l’articolo 12 della direttiva Habitat 92/43/CEE, recepito in Italia dall’articolo 8 del dpr 357/1997, che vieta di deteriorare o distruggere i siti di riproduzione delle specie animali tutelate, tra cui Caretta caretta.

Gli effetti dell’inquinamento luminoso

Un’altra minaccia è l’inquinamento luminoso: le femmine depongono di notte e possono evitare spiagge eccessivamente illuminate o risalire sull’arenile senza deporre. Alla schiusa, inoltre, i piccoli si orientano verso il mare seguendo la luminosità naturale dell’orizzonte e le sorgenti artificiali possono attirarli nella direzione opposta. A Marina di Ascea, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ‘Life Turtlenest’ prevede l’inaugurazione del primo impianto di illuminazione pubblica ‘turtle friendly’, con lampioni schermati, a spettro caldo, orientati verso il basso e progettati per limitare la dispersione luminosa verso l’arenile durante il periodo riproduttivo.

‘Life Turtlenest’ è cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Life e opera in Italia, Spagna e Francia con attività di monitoraggio, protezione dei nidi, ricerca e sensibilizzazione per migliorare la conservazione della tartaruga marina comune.

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