lunedì, Agosto 10, 2026
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Urso sull’ex Ilva: “Elaborare un piano straordinario per Taranto”. Cordata italiana: oggi …

AGI – “Dobbiamo elaborare un piano straordinario per Taranto, perché la chiusura dell’area a caldo imposta dalla Corte d’Appello ha innescato una bomba sociale, produttiva e occupazionale che dobbiamo assolutamente disinnescare”. Lo afferma in un’intervista al Mattino il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

Urso ricorda che “oggi si riunirà il direttivo di Federacciai per valutare se esistano le condizioni per una cordata italiana che, come auspicato da Confindustria, possa presentare una propria proposta nell’ambito della procedura di gara in corso, aggiungendosi a quelle di Jindal e Flacks“.

 

 

Nell’incontro del 5 agosto era emersa anche la disponibilità da parte di alcuni industriali ad acquistare all’estero le bramme di acciaio per far lavorare l’area a freddo di Taranto anche quando l’area a caldo dovrà essere fermata. Il che avverrà entro la fine di ottobre quando scadranno i 90 giorni stabiliti dalla Corte d’Appello. In sostanza, secondo uno schema per ora esistente a grandi linee, gli acciaieri fornirebbero a Taranto le bramme che il siderurgico non può più produrre per lo stop impianti e una volta trasformate in semilavorati, gli stessi acciaieri li ritirerebbero per lavorarli ulteriormente e trasformarli nelle loro aziende. In questo modo, in attesa di sviluppi per l’ex Ilva, la catena di fornitura da Taranto verso la filiera dell’acciaio e la manifattura industriale non si interromperebbe del tutto.

Intanto, i commissari di Acciaierie d’Italia hanno presentato al ministero dell’Ambiente il piano di decarbonizzazione dell’azienda. La presentazione è avvenuta il 3 agosto e costituisce un adempimento dell’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’ex Ilva dal Mase nell’estate dello scorso anno. Il piano dei commissari intende preservare la produzione autorizzata, pari a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio, anche nella nuova prospettiva dei forni elettrici. Ma non è un piano vincolante per l’investitore che dovesse subentrare. Che può produrre, volendo, meno di 6 milioni ma non più di 6 milioni.

Nel piano sono stati previsti due forni elettrici da 3 milioni di tonnellate ciascuno, l’alternanza tra forni elettrici e altiforni, con questi ultimi in funzione nella fase di transizione, e il completamento del tutto entro il 30 giugno 2030, quando non ci sarebbero più altiforni attivi. Previsto anche il Dri, l’impianto del preridotto da caricare nei nuovi forni per consentirne l’alimentazione. Il piano, ha detto l’azienda a Regione e Comune nell’incontro al Mimit del 6 agosto, è frutto di quanto gli stessi enti locali hanno chiesto. Solo che ora, alla luce della decisione dei giudici, il piano, ovviamente predisposto prima della pronuncia della Corte, perde di praticabilità almeno per l’alternanza tra i due sistemi produttivi. In ogni caso, il ministero dell’Ambiente convocherà ugualmente il gruppo istruttore dell’Aia e deciderà che fare.
 

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