giovedì, Agosto 20, 2026
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Le capre di Capri danneggiano la vegetazione. Scoppia la polemica

AGI – Capri e le capre …della discordia. Se l’isola più nota al mondo incastonata nel golfo di Napoli deve il suo nome probabilmente proprio alle capre che abitavano numerose il monte Solaro, questa estate (e non è la prima volta) le capre sono diventate l’argomento più dibattuto della stagione. Specie ad Anacapri, uno dei due Comuni isolani, dove i residenti lamentano danni a zone verdi, orti e giardini per la voracità dei simpatici animaletti.

Capre che, beninteso, a Capri esistevano da secoli, ma che in tempi recenti sarebbero diventate più numerose e non più autoctone dopo che per il film Capri-Revolution (2018) di Mario Martone, nel quale la protagonista Lucia è una giovane capraia, ne sono state importate alcune di razza diversa, rimaste poi nel territorio del Monte Solaro, sollevando dibattiti sulla protezione della flora locale. Questa capre infatti si sono moltiplicate, incrociandosi, e brucando erba e arbusti in maniera massiccia.

L’Asl Veterinaria Napoli 1 Centro rese noto che avrebbe provveduto a sterilizzare i maschi, evitando la proliferazione incontrollata degli animali. Per motivi non chiari, questo sembra essere stato fatto in misura insufficiente. Il sindaco di Anacapri, Franco Cerrotta, per tutelare le capre (nel luglio 2023 ben 22 caprette vennero trovate morte sotto un albero e, dopo la denuncia delle associazioni animaliste campane, venne eseguita l’autopsia che concluse che gli animali erano stati folgorati da un fulmine che aveva colpito l’albero), dopo una petizione che raccolse più di 5000 firme contro una deportazione, prese un opportuno provvedimento opponendosi al loro trasferimento sulla terraferma.

Le capre sono troppe

Ora il procuratore generale partenopeo, Aldo Policastro, frequentatore di Anacapri, ha messo nero su bianco per Repubblica Napoli che le capre ormai sono in “un numero impressionante per un ecosistema fragile come quello di Monte Solaro. Ovunque sono evidenti i segni del loro passaggio: vegetazione divorata, arbusti spogliati, giovani piante, ginestre, cisto, che non riescono più a crescere, muretti a secco trasformati in pietraie, alcune rocce lesionate o divelte, con pericolo di rotolamento a valle…

Nessuno intende demonizzare questi animali, ma quando la loro presenza diventa così massiccia da compromettere l’equilibrio ambientale, si impone una soluzione, ignorare il problema non è mai una buona scelta… Monte Solaro non è soltanto il panorama più bello di Capri, è memoria, natura e appartenenza. Per questo occorre affrontare con serietà il problema della proliferazione delle capre, certamente non nuovo, prima che il loro impatto diventi irreversibile”.

Via le capre?

Un ‘via le capre’ autorevole? “Ho parlato con il procuratore Policastro, che conosco da anni – spiega Stella Cervasio, presidente di una associazione animalista ed ex garante napoletano degli animali – non era assolutamente sua intenzione indurre le autorità competenti a prendere provvedimenti contrari alla tutela e al benessere animale”. “Anche per l’associazione nazionale per la diffusione del corretto rapporto con gli animali Animal Day Aps, della quale sono presidente da dieci anni, l’intervento necessario e più appropriato è la sterilizzazione dei maschi, come in un primo momento deciso dalle autorità sanitarie veterinarie in accordo con il primo cittadino.

La cosa va fatta al più presto perchè il rischio è che la popolazione caprina raddoppi ogni anno. Va assolutamente evitato anche il rischio che le norme esistenti richiamino cacciatori sull’isola con improvvidi interventi ‘risolutivi’ contro i quali noi di AD saremo i primi a intervenire con precise e severe azioni giudiziarie con richiesta di risarcimento. Quel che non si capisce è per quale motivo nessuno abbia denunciato chi ha ‘importato’ le capre non autoctone, autore del vero sfacelo di questa situazione. Anche il cinema, seppure industria redditizia in Campania, dovrebbe agire sempre coadiuvato da esperti, nelle proprie realizzazioni. Altrimenti i risultati sono questi. Guai, e non solo per gli animali”, conclude. 

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