AGI – Il timore è quello del ritorno a un periodo oscuro e recente, che il Paese non riesce ancora a dimenticare. La riforma costituzionale per combattere la criminalità organizzata proposta dal presidente cileno José Antonio Kast, ha allarmato esperti e politici di entrambi gli schieramenti nel Paese.
Il timore di moti, infatti, è concentrato su un particolare aspetto della normativa, che consentirebbe a Kast di decretare a propria discrezione lo stato di emergenza nel Paese per otto mesi, limitando in questo modo i diritti della popolazione.
La stretta contro il crimine
Dopo l’approvazione della controversa maxi-riforma economica e tributaria, considerata il suo progetto di punta, l’Esecutivo ha subito fatto un passo avanti verso questa polemica proposta, presentando la proposta lunedì scorso. Tuttavia, le ombre che la circondano mettono in discussione la sua approvazione al Senato.
“La riforma non è in alcun modo necessaria per combattere la criminalità organizzata e il terrorismo in Cile. Non c’è nulla nella Costituzione cilena che impedisca gli obiettivi previsti dall’agenda di sicurezza del Governo”, ha dichiarato all’EFE l’avvocato costituzionalista e direttore del Dottorato in Diritto dell’Università Diego Portales, Javier Couso.
Senza consultazione previa del Congresso, la misura stabilisce che il Presidente della Repubblica potrà instaurare un periodo eccezionale in cui porre limiti alla libera circolazione delle persone, al diritto di riunione e di associazione, oltre a intercettare le comunicazioni dei cittadini con qualsiasi mezzo.
“Sono misure assolutamente abusive che vanno contro qualsiasi sistema democratico; nemmeno durante la protesta sociale del 2019 l‘ex presidente Sebastián Piñera dichiarò lo stato di assedio, bensì lo stato di emergenza, qualcosa di molto meno invasivo rispetto a ciò che viene proposto ora“, ha spiegato l’esperto di sicurezza dell’Università di Santiago, Jorge Araya.
Dal canto suo, il ministro della Sicurezza Pubblica, Martín Arrau, ha difeso la riforma costituzionale spiegando che è pensata per “intervenire in certe zone in cui operano gruppi terroristici o la criminalità organizzata, che sono di difficile penetrazione, laddove abbiamo bisogno di alcune facoltà straordinarie”, secondo quanto dichiarato nel programma Tolerancia Cero di CNN.
L’incremento della criminalità in Cile
Nell’ultimo decennio, il Cile è passato dall’essere uno dei Paesi più stabili dell’America Latina a diventare il teatro di operazioni di molteplici organizzazioni criminali transnazionali, strutture che per il 96% della cittadinanza rappresentano un “pericolo diretto per la sicurezza nazionale”, secondo un sondaggio dell’Istituto di Politiche Pubbliche dell’Università Andrés Bello.
Combatterla è diventato una delle principali priorità del Paese, obiettivo per il quale Kast ha presentato otto modifiche alla Carta Fondamentale, all’interno della cosiddetta Agenda contro la Criminalità Organizzata e il Terrorismo (ACOT). A ciò si aggiunge un pacchetto di 19 iniziative legislative già in fase di iter al Congresso, insieme a un’altra decina di proposte.
Il tema della perdita di democrazia
Gli esperti consultati concordano sul fatto che si tratti di una proposta “senza precedenti” dal ritorno della democrazia, con misure proprie dello stato di “assemblea”, che viene decretato in caso di guerra esterna. Per il docente della Facoltà di Diritto dell’Università Adolfo Ibáñez, Diego Pardo, viene “messo sotto tensione il principio democratico” con qualsiasi riforma “che concentri il potere nell’Esecutivo senza gli adeguati contrappesi temporali e parlamentari”. “La tensione democratica – spiega ancora l’esperto – nasce dalla creazione di un potere discrezionale, non soggetto a criteri verificabili da organi diversi da chi lo esercita” individuando questo elemento nelle proposte recenti, e nella facoltà del Governo di designare autonomamete le organizzazioni terroristiche o di criminalità organizzata.
Un nodo che per molti cittadini e cittadine non può che riportare alla mente la realtà della ditatatura del generale Pinochet, iniziata l’11 settembre 1973 e teminata solo alla fine degli anni ’80. Come sottolinea il professore, infatti: “Nel caso cileno è stato uno degli strumenti che la Central Nacional de Informaciones (CNI) ha utilizzato contro l’opposizione politica durante gli stati di eccezione della dittatura”.
Il presidente Kast non si è però tirato indietro dalla discussione, allontanando con fermezza le accuse di atteggiamento anti-democratico: “Qualcuno potrebbe mai dire che abbiamo abusato o che io abbia abusato di una qualche facoltà per minare il regime democratico? No” ha affermato con fermezza durante il cambio di comando della Federazione dei Media.
Una soluzione “magica” contro la criminalità
L’avvocato costituzionalista e docente della Facoltà di Diritto dell’Università del Cile, Francisco Zúñiga, ha definito la proposta come un caso di “populismo costituzionale”, in quanto si presenta come “una soluzione magica al problema della sicurezza”. “È un rischio per il sistema democratico repubblicano e per la tutela dei diritti e delle relative garanzie”, ha precisato.
La riforma della sicurezza, la cui discussione inizierà all’inizio di settembre, è oggetto di un confronto acceso da parte del Governo cileno, persino tra le fila dello stesso partito di governo e tra i parlamentari di destra, e – proprio alla luce di ciò – non sono da escludere potenziali modifiche.



