martedì, Settembre 1, 2026
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In Francia scatta la tassa sul fast fashion

AGI – Una misura fortemente commentata, che ha diviso in due la popolazione e spinto a riflettere sulle conseguenze di una produzione non propriamente etica.

Da oggi, martedì 1 settembre, la Francia introdurrà un sistema di penalità mirato alla cosiddetta moda “ultra-fast fashion”.

La Francia e la tassa sul fast fashion

Una misura che colpisce di fatto i grandi gruppi cinesi, tra cui è impossibile non pensare a Shein e Temu, con oneri variabili da 0,50 centesimi a 12 euro per prodotto, nell’ottica di promuovere un’industria tessile più sostenibile.

Questo sistema di penalità – basato sull’ampiezza dei prodotti offerti dalle aziende di ultra-fast fashion e sulla scarsa propensione alla riparazione dei capi, dovuta ai prezzi bassi o alla mancanza di servizi di riparazione – nasce da una legge approvata a inizio luglio da un’ampia maggioranza parlamentare.

Chi ne farà le spese?

Fonti dei Ministeri del Consumo e della Transizione Ecologica hanno riferito che il sistema è stato elaborato in consultazione con i legislatori e le aziende europee del settore, di conseguenza, si prevede che l’impatto su marchi come Zara e H&M sarà “pressoché nullo”.

Infatti, sebbene la misura non prenda formalmente di mira le aziende asiatiche – nel rispetto del principio di non discriminazione – ma si applichi a qualsiasi impresa che adotti pratiche di ultra-fast fashion, nei fatti saranno le grandi piattaforme cinesi a subirne le conseguenze.

Quando scattano le penalità?

L’altro criterio per l’applicazione dei prelievi è la riparabilità dei capi, valutata in base ai servizi di riparazione offerti dai marchi e, aspetto fondamentale, al prezzo del prodotto rispetto ai costi di riferimento stabiliti per tali riparazioni (ad esempio, 10 euro per una camicia).

In concreto, insomma, le penalità scatteranno quando il prezzo del prodotto non incentiva la riparazione. L’imposta varierà da 0,50 euro per articoli come calzini o biancheria intima fino a 12 euro per giacche o cappotti.

In ogni caso, le sanzioni non potranno superare il 50% del prezzo di vendita del prodotto.

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