AGI – Soffre di problemi psichici l’uomo che domenica sera ha aperto il fuoco durante un rave ad Aarau, nella Svizzera tedesca, uccidendo la ventiduenne italiana Maria Spinelli e ferendo altre cinque persone.
L’uomo, uno svizzero di 43 anni, si è consegnato alla polizia il giorno dopo la strage. Durante una conferenza stampa la procura svizzera ha reso noto che l’aggressore, che non ha fornito un movente, deteneva regolarmente le due pistole e il Kalashnikov usati per la sparatoria. Le autorità hanno ordinato una perizia psichiatrica.
Restano i dubbi dopo la conferenza stampa della procura
L’attentatore di Aarau continua a rappresentare un enigma per gli inquirenti. Non vi è alcun movente evidente, né motivazioni politiche o legate al fondamentalismo religioso. Non è chiaro nemmeno perché l’uomo, originario del Canton Giura, abbia scelto proprio una festa techno ad Aarau come bersaglio. Non ci sono neanche collegamenti con l’esercito, come ipotizzato dai media italiani: lasciato il servizio militare nel 2013 e ha consegnato la sua arma di servizio. La polizia non ha reso nota l’identità, né se fosse celibe e se avesse un lavoro.
La notte dell’attentato, ha sparato 40 colpi sulla folla presente nell’area del festival con l’Ak47. Nel parcheggio ha sparato con una pistola contro un’auto in movimento e a bordo della sua vettura è stata trovata una terza arma carica. Tutte le armi erano state acquistate legalmente 20 anni prima. Dopo l’attacco, è tornato nella regione del Giura e lunedì si è costituito agli agenti di una stazione di polizia a Delemont. Si è rifiutato di rilasciare ulteriori dichiarazioni.
La famiglia di Maria, “circostanze non del tutto chiarite”
A seguito della conferenza stampa degli inquirenti svizzeri, per la famiglia di Maria Spinelli resta centrale un elemento: la ragazza “è stata uccisa a soli 22 anni e le circostanze del delitto non sono ancora state pienamente chiarite”. Lo afferma in una nota l’avvocato Bruno Gallo, legale della famiglia paterna della giovane abruzzese morta al rave party di Aarau.
“Le informazioni finora emerse – prosegue il legale – non consentono di considerare conclusa la ricostruzione dei fatti. L’ipotesi di un gesto riconducibile ad una presunta follia omicida non può esaurire ogni interrogativo né sostituire un accertamento puntuale. La famiglia chiede pertanto che le indagini proseguano con il massimo rigore, verificando ogni elemento utile a comprendere l’origine e le circostanze dell’aggressione. Fino a quando tutti gli aspetti della vicenda non saranno chiariti, é necessario mantenere prudenza e non formulare conclusioni”.
“Gli investigatori elvetici – sottolinea l’avvocato – riferiscono che l’uomo arrestato avrebbe sofferto di problemi psichiatrici e, nonostante ciò, sembrerebbe detenesse legalmente armi da fuoco. E’ un profilo sul quale deve essere fatta piena chiarezza, accertando come sia stato possibile e verificando ogni eventuale responsabilità, a qualunque livello, di chi fosse tenuto a prevenire una situazione di pericolo”. Infine, il legale evidenzia che “Maria, in quanto figlia dell’Italia, non deve essere lasciata sola nel suo ultimo viaggio. L’Italia le deve essere vicina ed accoglierla definitivamente a casa con gli onori e la dignità che le spettano”.



