venerdì, Settembre 4, 2026
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Quando la magia dell’IA svanisce, così nei bambini la curiosità diventa frustrazione

AGI – Curiosità iniziale, seguita dalla frustrazione e, in alcuni casi, da un atteggiamento apertamente ostile verso il giocattolo: è la sequenza osservata da ricercatori dell’University of Washington studiando come otto bambini tra 6 e 11 anni interagiscono con tre peluche dotati di intelligenza artificiale generativa.

La frustrazione nei bambini

All’inizio i bambini hanno rivolto ai giochi domande introduttive, come “Come ti chiami?”, e hanno cercato di capire quali fossero le loro capacità.

Quando però i giocattoli non sono riusciti a rispondere adeguatamente alle domande più complesse, i partecipanti hanno mostrato frustrazione e hanno iniziato ad antagonizzarli, chiamandoli “brutti” e “cattivi” e scherzando sulla possibilità di gettarli nell’oceano.

Il rapporto tra IA e i più piccoli

Il lavoro, guidato da Aayushi Dangol e condotto nell’ambito di KidsTeam UW, è stato presentato il 25 giugno alla Interaction Design and Children conference di Brighton, nel Regno Unito.

Lo studio nasce dalla diffusione di una nuova generazione di giocattoli interattivi nei quali l’intelligenza artificiale generativa permette non soltanto di parlare con i bambini, ma anche di ricordare le conversazioni e personalizzare le risposte. I ricercatori sottolineano che si sa ancora poco sia sugli effetti di questi prodotti sui bambini sia sulle modalità concrete con cui i più piccoli interagiscono con essi.

Per esplorare il fenomeno, la scorsa estate il gruppo dell’University of Washington ha riunito otto bambini tra i 6 e gli 11 anni nel campus universitario e li ha fatti giocare con tre prodotti di Curio. I partecipanti hanno preso parte a due sessioni, durante le quali hanno interagito con i giocattoli e successivamente svolto un’attività definita “comicboarding“, completando vignette nelle quali immaginavano che cosa sarebbe potuto accadere continuando a giocare con questi dispositivi. Nelle prime fasi ha prevalso la curiosità. I bambini hanno posto domande semplici e hanno esplorato il funzionamento dei giocattoli, verificando per esempio se reagissero quando venivano solleticati ai piedi. La risposta negativa a questo esperimento ha provocato delusione, mentre altre caratteristiche hanno divertito i partecipanti, come la risposta di un giocattolo che indicava nel sette il proprio numero preferito. I problemi sono emersi soprattutto quando la conversazione è diventata più complessa. 

I limiti dei giocattoli

I giocattoli spesso non sono riusciti a fornire risposte soddisfacenti alle domande dei bambini. “Non mi ha ascoltato tipo 26 milioni di volte”, ha detto uno dei partecipanti.

La frustrazione ha quindi modificato il tipo di interazione: alcuni bambini hanno iniziato a provocare verbalmente i giocattoli, insultandoli o immaginando scherzosamente di liberarsene. “La contrapposizione tra questo giocattolo di peluche e il fatto che mostrasse anche segni di intelligenza è risultata allo stesso tempo interessante e inquietante per i bambini”, ha spiegato Dangol, che ha condotto la ricerca mentre era dottoranda in human centered design and engineering all’University of Washington ed è attualmente ricercatrice presso Foundry10.

Secondo Dangol, l’interazione pone questioni che vanno oltre la capacità tecnica del giocattolo di sostenere una conversazione. “Se i genitori stanno pensando di acquistare questi giocattoli per i bambini, devono essere consapevoli che, sebbene possano essere divertenti, relazionali e dinamici, comportano anche possibili rischi”, ha spiegato. “Daranno risposte sbagliate, oppure aduleranno eccessivamente i bambini, o potrebbero manipolarli inducendoli all’attaccamento”.

Addio immaginazione?

Il lavoro si inserisce in una serie di ricerche di KidsTeam UW dedicate al modo in cui i bambini interpretano e utilizzano le nuove tecnologie. Per Jason Yip, professore associato dell’Information School dell’University of Washington e direttore di KidsTeam UW, l’intelligenza artificiale introduce una differenza rispetto al rapporto tradizionale tra bambino e giocattolo.

“Da quando i bambini giocano con i giocattoli, hanno sempre trasferito la propria immaginazione sull’oggetto per farlo muovere e parlare”, ha spiegato Yip. “Ora il copione si è capovolto e il giocattolo possiede questa imitazione dell’immaginazione. Non abbiamo mai vissuto una situazione simile prima d’ora e non sappiamo quali domande faranno i bambini o neppure per quanto tempo vorranno giocare con questi giocattoli. È quindi davvero importante offrire loro opportunità per discutere delle tecnologie che stiamo mettendo nelle loro mani”.

 

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