AGI – In attesa del voto sugli emendamenti al ddl antisemitismo, nel Partito Democratico si fa di conto. I dem hanno rischiato di spaccarsi sul primo passaggio della legge al Senato, salvo poi optare per la linea dell’astensione che, tuttavia, non è riuscita a tenere dentro sei senatori riformisti che hanno votato sì. E ad oggi le posizioni dem in campo sono almeno tre: per il sì, per l’astensione e per il no.
La controversia sulla definizione dell’Ihra e le critiche delle opposizioni
A far discutere, è bene ricordarlo, è la scelta di adottare come linee guida per la legge gli indicatori della definizione di antisemitismo proposta dall’Ihra (acronimo inglese che sta per Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto). Definizione che si basa su undici indicatori e che, per i critici del disegno di legge, porterebbe a equiparare agli antisemiti tutti coloro che esprimono critiche nei confronti del governo israeliano.
Un elemento che fa parlare i critici di “legge bavaglio“. “Rischia di trasformarsi in uno strumento per colpire chi contesta legittimamente le politiche del governo israeliano”, dice il co-portavoce di AVS Angelo Bonelli: “Criticare Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich per le violenze contro il popolo palestinese, per ciò che è accaduto a Gaza e per l’occupazione della Cisgiordania non può essere classificato come antisemitismo”.
Per lo stesso motivo, sottolinea il segretario di Più Europa Riccardo Magi, “abbiamo presentato alcuni emendamenti che renderebbero il testo più preciso, più garantista e per tutelare con forza le persone ebree e le comunità ebraiche, senza consegnare alle amministrazioni strumenti ambigui per limitare manifestazioni, spazi pubblici, attività universitarie, finanziamenti o procedimenti disciplinari fondati su opinioni politiche”.
Le alternative proporre e l’emendamento congiunto
Già al Senato c’è stato chi ha proposto di sostituire quella definizione con quella della Dichiarazione di Gerusalemme, che considera antisemitismo qualsiasi forma di “discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei o contro istituzioni ebraiche in quanto ebraiche”. Il Pd, assieme a M5S e AVS, ha presentato un emendamento al testo per chiarire che una critica allo Stato di Israele o alle sue istituzioni non può essere considerato antisemitismo. “Non è considerato antisemitismo l’espressione della libera critica alle azioni politiche del governo dello Stato di Israele“, prevede l’emendamento. E attorno a questa proposta di modifica, aggiunge una fonte Pd, ruota la partita dentro il gruppo dem.
Tensioni di piazza e spaccature tra le correnti dem
Un dibattito che si sviluppa mentre in piazza, a pochi metri dall’Aula, compaiono bandiere di Hamas e Hezbollah nel presidio convocato da diverse sigle proprio per dire no al ddl. “Un boomerang”, commentando con amarezza fonti parlamentari di centrosinistra. Nel partito guidato da Schlein si contano tre posizioni. Ci sono i contrari al ddl, tra i quali Laura Boldrini, Arturo Scotto, Nico Stumpo, Gianni Cuperlo, Sara Ferrari, Valentina Ghio, Ouidad Bakkali, Rachele Scarpa. C’è il partito dei favorevoli guidato da riformisti come Piero Fassino, Lia Quartapelle o Lorenzo Guerini.
E c’è il corpaccione dem, più o meno sovrapponibile al correntone di Montepulciano, che opterebbe per la linea dell’astensione, quella che ha contenuto l’entità dello strappo nel passaggio al Senato.
Le manovre dei riformisti e le strategie per il voto
Tra i riformisti favorevoli al testo c’è chi spiega che “occorre attendere la riunione del gruppo. Lì discuteremo, come è stato fatto anche al Senato”. Al di là delle dichiarazioni di prassi, fonti dem sottolineano che difficilmente alla Camera i riformisti voteranno diversamente dal sì al ddl. E tra i riformisti c’è chi propone di capovolgere il quesito: l’eventuale linea dell’astensione riuscirà a tenere dentro il fronte del no? La scommessa è che il pezzo di partito fortemente contrario al disegno di legge tenterà in assemblea del gruppo di spostare l’asse dall’astensione verso il no, “realizzando così il sogno dei Cinque Stelle di vedere il Pd votare in tre modi diversi”, viene aggiunto polemicamente.
Rinvii in commissione e sospetti sulle dinamiche di maggioranza
A sondare gli umori nel “partito dei contrari al ddl” il clima è di vigile attesa. Si aspetta il voto sugli emendamenti per iniziare il confronto interno al Pd. A questo proposito, fonti del Pd sottolineano “lo strano atteggiamento della maggioranza in commissione”. Il riferimento è allo slittamento della presentazione dei pareri del governo sugli emendamenti. Chi era presente ai lavori, riferisce che la sottosegretaria Castiello ha fermato i lavori per “non meglio precisati impegni istituzionali”. Niente pareri, niente voto sugli emendamenti. Il sospetto che circola tra gli esponenti dell’opposizione è che sulla scelta del centrodestra abbia pesato, ancora una volta, l’effetto Vannacci. Ovvero, che pezzi di maggioranza, per non farsi scavalcare all’estrema destra dall’ex generale, cominci a nutrire dubbi sull’opportunità di dare il via libera al testo così come uscito dal Senato. Un sospetto esplicitato dal deputato AVS Filiberto Zaratti: “Il voto sul ddl antisemitismo è stato rinviato. Per noi va bene, quel testo non ci piace affatto, ma politicamente notiamo che Vannacci detta l’agenda della destra. Si va verso un rinvio perché la precedenza viene data al provvedimento che intende revocare la cittadinanza italiana. Comunque la si metta, una desolazione”.
Le tempistiche parlamentari dell’iter legislativo
Nella maggioranza, viene spiegato, non c’è nessun tentennamento e, anzi, fonti di governo sottolineano che l’auspicio rimane quello di approvare il ddl così come licenziato dall’Aula di Palazzo Madama. Domani si riunirà l’Ufficio di presidenza della commissione per stabilire il nuovo timing, e si dovrebbe iniziare a votare da martedì prossimo. “Siamo perfettamente in tempo per l’aula”, assicura il relatore di maggioranza, Paolo Emilio Russo di Forza Italia. Il provvedimento è stato calendarizzato in Aula per il 2 ottobre.



