mercoledì, Settembre 9, 2026
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11 settembre, così Al-Qaeda si è trasformata e incute ancora terrore

AGI – A venticinque anni dall’11 settembre gli attentati che sconvolsero il mondo e proiettarono Al-Qaeda sotto i riflettori l’organizzazione terroristica ha dovuto adattarsi per garantire la propria sopravvivenza decentralizzando la propria rete, composta da vari gruppi con aspirazioni che vanno oltre l’ideologia islamista.
L’11 settembre 2001, dopo anni di meticolosa pianificazione, due aerei di linea dirottati da affiliati di Al-Qaeda si schiantarono contro le Torri Gemelle, causandone il crollo, la morte di circa 3.000 persone e una profonda trasformazione delle dinamiche sociali e geopolitiche globali.

Il rifugio di Al-Qaeda in Afghanistan e la leadership di Bin Laden

All’epoca, l’organizzazione fondata alla fine degli anni ’80 disponeva di un rifugio sicuro in Afghanistan sotto la protezione dei talebani e possedeva una struttura centralizzata con una leadership chiara: quella del saudita Osama bin Laden. “L’Al-Qaeda che ha compiuto gli attentati dell’11 settembre non esiste più in quella forma”.

L’evoluzione nello Stato Islamico

“La versione sopravvissuta è stata costretta a diventare qualcosa di molto più frammentato: un centro indebolito circondato da organizzazioni regionali sempre più radicate nei rispettivi conflitti locali”, spiega Suwaid al-Abkal, esperto di terrorismo e radicalizzazione. Una trasformazione che non è stata semplicemente una strategia a lungo termine, bensì “la conseguenza dei danni subiti dopo l’11 settembre” come l’invasione statunitense dell’Afghanistan nell’ottobre 2001 e l’eliminazione o la dispersione della sua leadership fattori che hanno imposto il decentramento e, successivamente, la limitazione dei propri attacchi in Occidente. “Ciò l’ha resa più difficile da distruggere, ma la sopravvivenza ha avuto un prezzo: la perdita di controllo”, afferma Al-Abkal, ricordando come la branca irachena dell’organizzazione abbia finito per dare vita allo Stato Islamico nel 2014.
Mentre Al-Qaeda era considerata un’organizzazione più elitaria nell’ambito dell’ideologia salafita-jihadista capace di generare impatto attraverso attentati spettacolari all’estero l’Isis ha ottenuto maggiore visibilità grazie a una propaganda aggressiva, alla brutalità e alle conquiste territoriali sia in Iraq che in Siria.
Al-Qaeda ha dovuto adattarsi, trasformandosi in “una rete con diverse ramificazioni”, spiega Sergio Altuna, ricercatore senior del Program on Extremism della George Washington University. Un’evoluzione che ha contribuito a rendere l’organizzazione “più pragmatica, calcolatrice e paziente”.

Le ramificazioni nei vari Stati

La rete comprende gruppi come Al-Shabaab in Somalia e nel Corno d’Africa; Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimin (Jnim) in Mali e nella regione del Sahel; Al-Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap) in Yemen; e Al-Qaeda nel Subcontinente Indiano (Aqis), che opera in aree dell’Asia meridionale tra cui Pakistan, India, Afghanistan e Bangladesh.
Tuttavia, l’esperto di movimenti estremisti Ahmed Lamloum sottolinea l’importanza dell’11 settembre per il gruppo: “Attirò l’attenzione dei governi di tutto il mondo e il gruppo ne trasse enorme vantaggio, sfruttando l’evento come parte del proprio apparato di propaganda e reclutamento”.
Al-Qaeda e’ sopravvissuta nonostante la morte del carismatico Bin Laden e del pragmatico Ayman al-Zawahiri, entrambi uccisi dagli Stati Uniti rispettivamente nel 2011 e nel 2022. Avevano privilegiato la spettacolarità e la dottrina come elementi essenziali di un’organizzazione che oggi sopravvive sotto la guida di Saif al-Adel, una figura meno nota e orientata al lungo periodo. Altuna afferma che gli obiettivi di Al-Qaeda non sono cambiati negli ultimi 25 anni, sebbene siano mutati i metodi per raggiungerli. Di conseguenza, l’organizzazione “è diventata un attore capace di stringere legami con organizzazioni e altri soggetti che non ne condividono necessariamente l’ideologia”, ma che hanno in comune un “nemico condiviso”.
“La minaccia principale rappresentata da Al-Qaeda risiede proprio nella sua capacità di sfruttare conflitti e dinamiche locali trasformandoli in basi operative”, afferma Altuna, evidenziando la “significativa autonomia locale” della rete sia nel Sahel che in Yemen, dove le sue ramificazioni “cercano di costruire relazioni con le comunita’ locali”.
Al Abkal aggiunge che il pericolo posto dalle ramificazioni in Africa risiede nel fatto che esse non si limitano piu’ ad attaccare Stati deboli: al contrario, “stanno imparando a competere con essi per l’autorita’”, dato che il Jnim ha la capacita’ di imporre blocchi o tasse sulle attivita’ economiche, proprio come fa Al-Shabaab in Somalia.
Di conseguenza, Al-Qaeda dimostra non solo di poter esercitare violenza, ma anche di essere in grado di riscuotere tributi, regolamentare gli spostamenti, imporre regole e persino infiltrarsi nelle strutture statali: fattori che rendono “particolarmente difficile smantellare tali organizzazioni”.
“Una bomba dimostra che un’organizzazione e’ capace di uccidere. Un sistema di tassazione, un posto di blocco e un tribunale dimostrano che e’ in grado di perdurare”, conclude Al Abkal. 

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