AGI – Il principe di Galles sale sul palco dello stadio dell’Everton non per un evento sportivo, ma per lanciare quella che la Casa Reale britannica descrive come una delle campagne più ambiziose mai costruite attorno al mondo dello sport: un piano per usare la popolarità di calciatori, atlete e allenatori come leva contro il suicidio.
Al suo fianco, giovedì 10 settembre, a dare peso e volto all’iniziativa, ci sono nomi che in Inghilterra pesano quanto un trofeo: il capitano della nazionale Harry Kane, la leggenda del calcio Alan Shearer, la mezzofondista olimpica Kelly Holmes.
Il progetto sociale del principe William
Si chiama “On Your Side” e parte da un’idea semplice quanto scomoda da affrontare: esistono persone che non varcherebbero mai la porta di uno studio psichiatrico, ma che si fiderebbero di un compagno di squadra, di un allenatore o anche solo di un tifoso seduto accanto in tribuna. “Lo sport ha la capacità di raggiungere chi potrebbe non cercare mai aiuto di propria iniziativa, chi soffre in silenzio”, ha detto William nel suo intervento. L’obiettivo dichiarato è dare a chiunque gli strumenti per affrontare quelle conversazioni difficili con un amico, un parente o un collega che sembra in difficoltà.
L’evento di Liverpool arriva a chiudere giorni particolarmente densi per il principe. Solo poche ore prima William aveva rappresentato la Corona al funerale di re Harald di Norvegia a Oslo, e aveva accompagnato il figlio George al primo giorno da studente interno a Eton. Il lancio di “On Your Side” segna però il suo impegno pubblico più rilevante nel Regno Unito da quando il duca e la duchessa di Sussex hanno fatto ritorno sulla scena, e arriva con il sostegno ufficiale della Federazione calcistica inglese, della Premier League e del Team GB.
I numeri dei suicidi nel Regno Unito
I numeri che accompagnano il lancio sono duri. Nel Regno Unito il suicidio resta la prima causa di morte tra gli uomini sotto i 50 anni, e ogni anno si contano circa settemila decessi. “Spero che ogni organizzazione sportiva del Paese guardi a quello che presentiamo oggi e si chieda: cosa possiamo fare di più? L’opportunità che abbiamo davanti è enorme”, ha detto il principe William.
Il metodo GOALS
Per rendere concreto il messaggio è stato girato un video in cui lo stesso Kane, insieme al pugile Carl Frampton, spiega perché intervenire conta più di trovare le parole perfette; il principe presta la voce narrante, in un lavoro pensato per smontare lo stigma che ancora circonda il tema.
Il cuore pratico dell’iniziativa è un sito gratuito che propone un metodo in cinque passaggi, riassunto nell’acronimo GOALS: prepararsi prima di parlare, aprire la conversazione, porre la domanda diretta, ascoltare senza giudicare, e infine sostenere la persona indirizzandola verso l’aiuto giusto. Shearer, che ha contribuito a costruirla, la definisce “la prima guida alla prevenzione del suicidio pensata per l’intero mondo dello sport britannico”, e aggiunge: “Non serve essere esperti, non servono tutte le risposte. Ma tutti possiamo imparare a fare domande migliori, ad ascoltare, ad aiutare qualcuno a trovare il sostegno giusto”.
La scelta dello stadio e le organizzazioni coinvolte
Per Shearer la scelta dello stadio dell’Everton non è casuale: è il club in cui aveva giocato Gary Speed, suo amico ed ex compagno di nazionale, morto suicida nel 2011. Un legame personale che trasforma il luogo del lancio in un simbolo.
A costruire “On Your Side” hanno lavorato anche organizzazioni impegnate sul fronte della salute mentale, tra cui Chasing the Stigma, che gestisce l’app Hub of Hope, presentata come il più ampio archivio britannico di servizi di supporto psicologico. Il fondatore Jake Mills, che ha raccontato pubblicamente le proprie difficoltà personali, vede nello sport “una vera forza positiva” capace di riunire le persone e di insegnare a prendersi cura gli uni degli altri. Sulla stessa linea Mark Bullingham, amministratore delegato della Federcalcio inglese, che si augura che i club sappiano “costruire una cultura in cui parlare di benessere sia normale, in cui le persone si sentano libere di chiedere aiuto e sappiano anche dove trovarlo”.
Il tema non è nuovo per il principe di Galles, che da anni lega il proprio impegno pubblico alla salute mentale. La sua Royal Foundation ha promosso appena un anno fa la nascita di una rete nazionale dedicata proprio alla prevenzione del suicidio.



