venerdì, Settembre 11, 2026
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Terrorismo e guerre, così sono cambiati i rapporti tra Usa e Ue

AGI – Gli attentati dell’11 settembre e la successiva invasione dell’Iraq divisero l’Unione europea in due schieramenti – favorevoli e contrari alla guerra – ma spinsero anche Bruxelles a cercare una propria voce in materia di sicurezza ed esteri, alimentando al contempo una diffidenza verso Washington che si è ulteriormente acuita negli ultimi anni.
Gli attacchi alle Torri Gemelle e la risposta statunitense – la “guerra al terrorismo” – innescarono conseguenze durature per il blocco europeo in termini di proiezione esterna, cooperazione nei settori giustizia e affari interni e relazioni con l’alleato transatlantico. Effetti che persistono a distanza di un quarto di secolo.

L’Ue divisa in due parti dopo l’11 settembre

L’invasione dell’Iraq, promossa dal presidente statunitense George W. Bush, creò una profonda divisione all’interno dell’Ue: da un lato, Francia e Germania guidarono l’opposizione all’unilateralismo Usa; dall’altro, Spagna, Regno Unito, Portogallo – protagonisti del celebre vertice delle Azzorre – e Italia furono i principali sostenitori dell’intervento. L’allora Segretario alla Difesa Usa, Donald Rumsfeld, descrisse tale divisione come quella tra la “Vecchia Europa” – contraria alla guerra, con il suo asse Parigi-Berlino – e la “Nuova Europa”, dove il “baricentro si stava spostando verso est” e dove all’epoca si trovavano molti dei nuovi alleati della Nato. Rumsfeld, secondo quanto riportato in un documento dello Stockholm International Peace Research Institute, mise in luce un aspetto cruciale: molti dei nuovi Stati membri dell’Ue e della Nato preferivano allinearsi agli Stati Uniti, attratti dalle loro garanzie di sicurezza, piuttosto che riporre fiducia nella “Politica estera e di sicurezza comune dell’Ue, allora emergente e ancora non collaudata”.
Bruxelles affrontò tale frammentazione adottando la Strategia europea di sicurezza nel 2003, sotto la guida di Javier Solana, all’epoca Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Con questo piano, Bruxelles intendeva definire una propria dottrina – definita da Solana “multilateralismo efficace” – quale chiara risposta all’unilateralismo Usa, fondata su un ordine internazionale basato sulla cooperazione e su istituzioni come le Nazioni Unite. 

L’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq punto di non ritorno

Secondo molti analisti le guerre in Afghanistan e, soprattutto, in Iraq, furono un punto di non ritorno per le relazioni transatlantiche, a causa dell’andamento di entrambe le campagne militari e delle giustificazioni addotte dagli Stati Uniti. La violazione delle norme internazionali durante l’invasione dell’Iraq “ha eroso il loro status egemonico”, osserva Zachary Paikin in un articolo per il Centre for European Policy Studies. “Nessun precedente disaccordo nelle relazioni transatlantiche aveva compromesso in modo cosi’ grave la fiducia e la solidarietà”, si legge in uno studio del 2020 pubblicato dall’Istituto dell’Ue per gli studi sulla sicurezza.

L’arrivo di Trump alla Casa Bianca e il rovesciamento dei rapporti tra Washington e Bruxelles

Sebbene le successive amministrazioni statunitensi, come quella di Barack Obama, abbiano tentato di ricucire i rapporti, l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2017 – e il suo disprezzo per il multilateralismo, il diritto internazionale e il progetto europeo (atteggiamento che si è intensificato durante il suo mandato) – hanno fatto precipitare le relazioni transatlantiche a un livello ancora più basso, spingendo l’Ue a cercare una maggiore autonomia strategica.

Il rafforzamento della sicurezza anche in Europa dopo gli attentati di Madrid e di Londra

Gli attentati dell’11 settembre 2001 hanno innescato una trasformazione radicale dell’architettura di sicurezza interna dell’Ue, attraverso la creazione di una rete di cooperazione di polizia, giudiziaria e penale. Ciò ha portato all’armonizzazione di settori che in precedenza erano rigorosamente compartimentati a livello nazionale, con scarso scambio di informazioni. Uno sviluppo fondamentale in tal senso è stato l’istituzione del mandato d’arresto europeo che nel 2002 ha sostituito i canali diplomatici e le lente procedure di estradizione precedentemente in uso con una procedura più snella e automatica, efficace in tutto il blocco. L’Ue ha inoltre deciso di rafforzare i propri strumenti operativi in ambito giudiziario e di polizia. I mandati di Europol ed Eurojust sono stati ampliati per includere la condivisione di informazioni di intelligence, la lotta al finanziamento del terrorismo e il controllo delle frontiere.
La vulnerabilità del blocco europeo alla minaccia terroristica è emersa chiaramente con gli attentati di Madrid del 2004 – che causarono quasi 200 vittime – e quelli di Londra del 2005, in cui persero la vita circa cinquanta persone. Eventi hanno dato l’impulso decisivo a una nuova politica di sicurezza interna e hanno portato, nello stesso anno, all’adozione della prima strategia dell’Ue di lotta al terrorismo. 

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