venerdì, Settembre 18, 2026
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Roma e Ankara puntano a trasformare gli scambi in un’alleanza industriale

AGI – Tra Italia e Turchia il rapporto economico sta progressivamente cambiando natura. Non si tratta più soltanto di aumentare l’interscambio, ma di avvicinare due sistemi industriali già fortemente integrati e posizionarli insieme sui mercati europei, mediterranei e dei Paesi terzi.

La visita a Roma del ministro turco del Commercio, Ömer Bolat, ricevuto il 18 settembre dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha mostrato questa evoluzione. I colloqui hanno riguardato infrastrutture, energia, difesa, aerospazio, telecomunicazioni e materie prime critiche, ma anche la sicurezza delle grandi rotte commerciali, resa più fragile dalle crisi nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz.

Dopo l’incontro alla Farnesina, Bolat ha incontrato una selezione di imprese italiane attive nelle infrastrutture, nei trasporti, nella siderurgia e nei comparti tecnologici.

Sviluppare insieme collaborazione su mercati terzi 

Uno degli obiettivi è sviluppare collaborazioni sui mercati terzi, dove gruppi turchi e italiani dispongono già di una forte esperienza nelle costruzioni, nell’energia e nell’ingegneria. Questa ambizione si inserisce nel percorso avviato con il vertice intergovernativo dell’aprile 2025 tra Giorgia Meloni e Recep Tayyip Erdogan. I due governi avevano allora fissato a 40 miliardi di dollari l’obiettivo dell’interscambio bilaterale nel medio periodo, dopo aver superato la soglia dei 30 miliardi.

Nel 2025 gli scambi si sono attestati intorno ai 30 miliardi di dollari, secondo i dati richiamati dalle autorità italiane, con una struttura particolarmente articolata nei macchinari, nell’automotive, nei metalli e nei beni industriali.

La questione più delicata si gioca però oggi a Bruxelles. Ankara vuole preservare il proprio accesso alle catene produttive europee mentre l’Unione europea valuta politiche industriali che privilegino maggiormente prodotti e tecnologie realizzati all’interno dell’Ue.

Bolat ha sostenuto che la Turchia, legata al mercato europeo dall’unione doganale e Paese candidato all’adesione, faccia già parte integrante dell’ecosistema manifatturiero del continente. L’automotive ne è l’esempio più evidente: gli stabilimenti turchi lavorano da anni per costruttori e fornitori europei attraverso filiere che attraversano quotidianamente le frontiere.

La duplice sfida di Ankara

Per Ankara la sfida è quindi duplice: evitare che un futuro approccio “Made in EU” penalizzi i produttori turchi e rilanciare la modernizzazione dell’unione doganale con l’Unione europea. Per Roma, invece, la Turchia resta un partner in grado di contribuire alla competitività industriale europea in diversi settori, anche di fronte alla crescente concorrenza asiatica.

Turchia tra i mercati prioritari per l’Italia

Il Piano d’azione italiano per l’export individua già la Turchia tra i mercati prioritari, con particolare attenzione a meccanica avanzata, infrastrutture, tecnologie digitali e difesa. Il rafforzamento del dialogo va inoltre oltre il commercio. Il 10 settembre, i ministri del Lavoro Marina Calderone e Vedat Işıkhan hanno firmato a Roma un memorandum su occupazione, formazione professionale, relazioni industriali, sicurezza sul lavoro e sistemi di protezione sociale.

Sullo sfondo emerge così una relazione sempre più strutturata: due Paesi membri della Nato, concorrenti su alcuni dossier mediterranei, ma con economie sempre più complementari. Il prossimo banco di prova sarà la Commissione congiunta economica e commerciale prevista in Turchia, dove l’obiettivo dei 40 miliardi dovrà iniziare a tradursi in nuovi investimenti, joint venture e progetti industriali comuni.

 

 

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