domenica, Settembre 20, 2026
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Berlino diventa terreno di sfida tra Cdu e Die Linke

AGI – Nell’appuntamento elettorale di oggi, la Cdu del cancelliere tedesco Friedrich Merz punta tutto su Berlino, che diventa un inedito territorio conteso con Die Linke.

Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, il match è tra i nazionalisti di AfD e i socialisti della Spd, laddove i cristiano-democratici lottano addirittura per superare la soglia di sbarramento. Nella capitale, invece, la Cdu ha buone possibilità di mantenere la guida della ‘Rotes Rathaus’, nonostante l’impopolarità del sindaco uscente Kai Wegner e dello stesso Merz.

Chi è Stefan Evers

Il volto nuovo dei conservatori è quello dell’attuale ministro delle Finanze della città-Stato, il quarantaseienne Stefan Evers, che è riuscito nell’impresa di risollevare nei sondaggi un partito che era precipitato al quarto posto nelle preferenze dei lettori a causa della cattiva gestione del gravissimo blackout dello scorso gennaio.

Il problema non è stato solo che alcuni quartieri erano stati riconnessi alla rete dopo ben cinque giorni nel pieno dell’inverno più freddo dal 2010. Dopo il sabotaggio di alcune linee compiuto dagli estremisti di sinistra del ‘Vulkangruppe’, Wegner mantenne un approccio ritenuto distante e poco empatico da una cittadinanza che già lo amava poco per le ripetute marce indietro su temi quali la mobilità verde, molto sentiti in una delle città più progressiste del Paese. Il sindaco non solo non aveva visitato le aree colpite dal blackout, ma durante le prime ore dell’emergenza aveva scelto di rilassarsi con una partita a tennis. Un gesto che non gli è stato mai perdonato.

Evers è riuscito a riportare l’indice di gradimento di un partito in forte crisi di consensi e di leadership, come la Cdu, al 20% in breve tempo – la rinuncia formale di Wegner a una nuova corsa risale al 10 luglio scorso. La novità è che a contendergli il primato non è AfD, né i Verdi o la Spd, bensì la sinistra radicale di Die Linke, protagonista nei mesi scorsi di un’ascesa impressionante. 

La popolarità di Die Linke tra i giovani

Il merito è in buona parte della candidata Elif Eralp, figlia di due sindacalisti turchi, che qualcuno già accosta al sindaco di New York, Zohran Mamdani. La quarantacinquenne ha dipinto la Cdu come il partito dei ricchi e dei privilegiati e ha concentrato la sua campagna su uno dei temi più sentiti dalla popolazione: i prezzi spropositati raggiunti dalle abitazioni in una città che, fino a non molto tempo fa, aveva un costo della vita piuttosto basso rispetto ad altre grandi capitali europee. A tirare la volata alla sinistra radicale ha contribuito anche la vasta mobilitazione filopalestinese tra i giovani. Non va dimenticato che domani tra i 2,5 milioni di cittadini chiamati alle urne ci saranno, per la prima volta, i sedicenni e diciassettenni, tra i quali il sostegno per Die Linke è altissimo.

L’attentato al Pride e le accuse a Die Linke

Ad aiutare Evers a recuperare è stato invece il tema della sicurezza, tornato prioritario dopo l’attentato al corteo del Pride dello scorso 25 luglio, quando un estremista islamico si era scagliato con un furgone sulla folla, causando la morte di una donna e il ferimento, in alcuni casi grave, di 16 persone. L’episodio fu anche occasione per il peggior scivolone dell’intera campagna di Die Linke. La sezione di Neukolln del partito aveva rilasciato un comunicato in cui aveva attribuito l’accaduto al “rafforzamento delle forze di destra e antifemministe”, senza menzionare la matrice islamista dell’attacco.

Evers aveva colto la palla al balzo e concesso un’intervista televisiva nella quale aveva accusato Die Linke di “negare la realtà” aggiunse all’accusa di ignorare l’islamismo quella di praticare un “crescente antisemitismo”. Da quel momento il candidato del centrodestra ha focalizzato con successo la sua campagna sul tema della lotta a tutti gli estremismi e ha concentrato le sue critiche su Die Linke, definita “rischio per la sicurezza della capitale”. Numerosi sono stati anche gli attacchi a membri e strutture dei partiti, dai manifesti strappati alle aggressioni fisiche contro i candidati, subite soprattutto da membri di AfD.

Il minostro delle Finanze, quindi, invece di cercare di rincorrere l’AfD sullo stesso terreno, ha guadagnato consensi mostrandosi pragmatico e centrista. I nazionalisti, però, hanno puntato su una figura decisamente rassicurante per i loro standard: Kristin Brinker, il cui profilo conservatore e borghese è molto distante da quello di un Björn Höcke, capo carismatico dell’ala più dura del partito. Nei sondaggi AfD è data al 18%, un risultato comunque notevole in una città come Berlino. Il ‘muro tagliafuoco’ dovrebbe quindi reggere.

La strategia dei partiti di sinistra

Spetterà a Spd e Verdi, stimati rispettivamente al 12% e al 16%, scegliere se mantenere la Cdu al governo o puntare su un’alleanza rosso-rosso-verde con Die Linke, che al momento supererebbe i cristiano-democratici di un punto, al 21%. Non pervenuti i populisti di sinistra di Sahra Wagenknecht, che secondo la maggior parte delle rilevazioni dovrebbero fermarsi al 4% e mancare la soglia di sbarramento. I Verdi mantengono un basso profilo per prudenza, dopo essere stati esclusi dalla coalizione uscente tra Cdu e Spd per alcune proposte ritenute troppo estreme, dalla pedonalizzazione della Friedrichstrasse, principale arteria del centro, o l’eliminazione di metà dei parcheggi cittadini. Gli ecologisti sembrano quindi accontentarsi del ruolo di ‘kingmaker’, sempre se dalle urne usciranno numeri sufficienti per una maggioranza tripartita. Non va infatti escluso lo scenario da incubo di un tracollo della Spd tale da rendere impossibile un esecutivo a tre.

Lo scandalo Krach

Undici giorni prima delle elezioni, i socialisti sono stati investiti dall’ennesimo caso di corruzione. La polizia ha perquisito le abitazioni del candidato sindaco Steffen Krach e di altri membri del partito. Accusato di aver accettato tangenti in un’inchiesta su una vicenda di corruzione nel settore immobiliari, Krach, al momento presidente della provincia di Hannover, ha negato ogni accusa. Se la Spd, sulla scia dello scandalo, scendesse sotto il 10%, potrebbero non esserci i numeri per una maggioranza tripartita. E un governo di larghe intese con dentro tutti tranne AfD non appare plausibile: il duello tra Cdu e Die Linke è stato così acceso da rendere improbabile una collaborazione tra due partiti così antitetici.

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