AGI – Un giudice argentino ha formalmente incriminato sette iraniani e un cittadino libanese per il loro presunto coinvolgimento nell’attentato dinamitardo del 1994 contro un centro della comunità ebraica a Buenos Aires.
La decisione segna un ulteriore passo verso un possibile processo in contumacia per l’attacco del 18 luglio di quell’anno, che causò 85 morti e 300 feriti.
L’attentato alla Associazione di Mutuo Soccorso Israelita Argentina
Nessuno è mai stato arrestato per l’attentato alla AMIA (Associazione di Mutuo Soccorso Israelita Argentina), considerato una delle più gravi tragedie nella storia del Paese sudamericano. “La decisione di compiere l’attentato fu presa nell’agosto del 1993 dai vertici del regime iraniano e affidata a Hezbollah”, ha scritto il giudice Daniel Rafecas in una nota. Sette degli imputati ricoprivano cariche di alto livello nello Stato iraniano all’epoca dell’attentato.
Il cittadino libanese era un membro di Hezbollah, il partito politico sciita e organizzazione militante armata sostenuta dall’Iran. Altri due indagati sono stati esclusi dal procedimento per mancanza di prove. Un processo è ora una possibilità concreta, ma gli incriminati possono ricorrere contro l’incriminazione. “C’è ancora un intero iter da seguire”, ha dichiarato Rafecas, sottolineando la necessità di ulteriori passaggi procedurali prima che il processo possa avere luogo.
La reazione di Milei
Il presidente argentino Javier Milei, convinto alleato di Israele, ha accolto con favore la decisione sui social media. “La moralità come politica di Stato”, ha scritto su X. L’Argentina e Israele indicano da tempo l’Iran come responsabile dell’attentato, accusa che la Repubblica Islamica ha sempre respinto.
In una mossa sostenuta dall’amministrazione Milei, i tribunali argentini hanno autorizzato l’anno scorso la possibilità di un processo in contumacia. L’attentato alla AMIA avvenne appena due anni dopo che una bomba contro l’ambasciata israeliana a Buenos Aires aveva causato 29 vittime. La decisione di ieri ha suggerito che i due episodi potrebbero essere collegati. È stato richiesto il parere della Corte Suprema argentina sull’eventuale accorpamento dei due casi, dato il presunto coinvolgimento di Hezbollah in entrambi. L’Argentina ospita la più grande comunità ebraica dell’America Latina.



