AGI – La Nato non è in guerra ma neanche in piena pace ed è pronta a difendere ogni centimetro del proprio territorio in caso di un attacco esterno. Corre su questo crinale la postura dell’Alleanza nello scenario internazionale caratterizzato dall’invasione russa in Ucraina e dalla guerra ibrida da parte di Mosca in Europa, come spiegato dal presidente del Comitato militare della Nato, Giuseppe Cavo Dragone, in un’intervista “Tgcom24”
“La Nato non è in guerra ma neanche in piena pace”
“È vero, non siamo in guerra, nessuno degli alleati è stato oggetto di un attacco secondo quello che prevede l’articolo 5 della Nato. Però, non siamo nemmeno in una condizione che può essere definita pienamente di pace”, ha detto Cavo Dragone
Negli ultimi mesi “abbiamo visto un comportamento ancora una volta irresponsabile da parte della Russia: violazioni dello spazio aereo, incidenti con i droni, attività ibride: tutti tentativi di saggiare la determinazione degli alleati”.
“Pronti a difendere ogni centimetro dell’Alleanza”
“Una pressione calibrata, che vuole stare sotto la soglia che provocherebbe una reazione, però la nostra risposta è stata altrettanto calibrata: difensiva, proporzionale e visibile. Noi siamo pronti a difendere ogni centimetro del territorio dell’Alleanza“, ha proseguito.
Al momento, la minaccia più preoccupante, ha concluso, è la capacità della propaganda russa. Quella che intende interferire nei processi democratici e cerca di minare l’unità tra i vari Paesi e a distorcere la realtà, spesso a fini politici, con l’obiettivo di dividerci. Diciamolo chiaramente: c’è un aggressore e c’è un aggredito che cerca di difendersi in maniera legittima, l’Ucraina, e noi continueremo ad aiutarlo”, ha aggiunto il presidente del Comitato militare della Nato.
“Garantiremo la difesa collettiva”
“In 77 anni di esistenza abbiamo dimostrato di essere una realtà che ha garantito la difesa collettiva, senza che nessuno ci togliesse nemmeno un centimetro del nostro territorio. Quindi sì, siamo pronti“, ha risposto a una domanda sulla prontezza della risposta dell’Alleanza Atlantica in caso di attacco esterno.
“L’efficacia dell’invocazione dell’Articolo 5 non dipende tanto da quanto siamo veloci nel dichiararlo. Ci sono tre cose fondamentali: attribuzione veloce, opzioni militari già preparate, pronte e approvate, e infrastrutture che reggano il colpo”, ha aggiunto Cavo Dragone.
“Aspides è una operazione dell’Unione europea”
“Aspides è un’operazione dell‘Unione europea, sotto la sua responsabilità. Gli Stati membri decidono se e come incrementarla e rafforzarla”, ha sottolineato ancora cavo Dragone. “Quello che la Nato può dare come valore aggiunto è di altro tipo ed è già in atto. Il mese scorso, il comando Nato Shape ha convocato un gruppo di alleati interessati a questa situazione con lo scopo di facilitare eventuali loro contributi a titolo nazionale, a sostegno della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. È e resta una semplice offerta per facilitare il loro coordinamento e il dialogo”, ha concluso.



