AGI – “Oggi disponiamo di strumenti capaci di collegare istantaneamente persone e continenti, eppure assistiamo a nuove forme di isolamento, di miseria materiale e spirituale, di abbandono”. Queste sono state le parole di Papa Leone XIV nel suo discorso alla sede dell’Unesco, in Francia, nel quale ha messo in guardia i fedeli dai pericoli delle fake news.
“La comunicazione si è fatta molto più rapida, ma non necessariamente più veritiera; l’informazione è abbondante, ma non coincide con la sapienza. Senza una deontologia condivisa, i più vari canali di comunicazione rischiano di moltiplicare informazioni false, o di usare parole senza significato, ostacolando il dialogo anziché favorirlo”. Per il Pontefice, “l’IA accentua questo problema: sebbene questi sistemi siano in grado di correlare dati, non possono rispondere alle domande sul senso dell’esistenza umana, che affonda le sue radici nell’esperienza vissuta”.
Papa Leone XIV: “La corruzione della legge parte da quella del cuore”
“Senza la verità, il linguaggio finisce per sottostare alla logica della violenza e alla volontà arbitraria dei potenti. Gli altri vengono così esclusi nel nome del profitto, e gli innocenti vengono uccisi nel nome della libertà. Anziché rispettare la legge, chi detiene il potere la invoca quando serve ai propri interessi e la ignora quando li limita, trattando persino la giustizia come una merce da comprare e vendere”, ha sottolineato il Papa, parlando dei conflitti nel mondo. E ha aggiunto: “Se riconosciamo che la corruzione della legge parte dalla corruzione del cuore, possiamo apprezzare il fatto che qualsiasi scienza rischia di perdere senso se condotta senza etica, cessando così di servire e rispecchiare la dignità umana”.
“Grato per l’accoglienza che ho ricevuto, auspico che, con l’aiuto di Dio, l’Unesco prosegua nella sua preziosa opera di promozione della cooperazione internazionale nei campi dell’educazione, della scienza e della cultura” ha poi scritto, in inglese, sul Libro d’Oro dell’Unesco.
Il Pontefice a Notre-Dame: “Un dolore non solo dei credenti, ma del mondo intero”
Il Pontefice ha poi fatto visita alla cattedrale di Notre-Dame a Parigi, restaurata dopo l’incendio del 2019, dove ha celebrato i Vespri con il clero francese. “Sono passati sette anni da quando il mondo intero, col fiato sospeso, ha osservato la cattedrale avvolta da un incendio spaventoso. Anche allora abbiamo sollevato lo sguardo, sconcertati, riconoscendo l’umana insufficienza di fronte all’imponderabile”. E ha ricordato il rogo: “Quel dolore non fu dei soli cattolici, né dei soli credenti. Ci accorgemmo, in quell’ora drammatica, che Notre-Dame è più di un monumento”, ha osservato il Pontefice. “La corale partecipazione alla ricostruzione e ora lo splendore del risultato rivelano che qui batte il cuore di un popolo, che ci troviamo al centro vitale di una civiltà, che si abbracciano passato e futuro, che si incontrano cielo e terra”. Leone ha ricordato come la Cattedrale è il “luogo che da secoli, più di ogni altro, invita Parigi a levare lo sguardo al cielo”.
Notre-Dame, “luogo-simbolo della Chiesa in Francia. È stata per me una gioia varcarne la soglia, poco fa, come avviene ogni giorno a migliaia di fratelli e sorelle che giungono qui da tutto il mondo”, ha affermato Leone. “Il semplice fatto di entrare, ci pone di fronte a una bellezza che parla al nostro cuore inquieto e lo chiama alla pace. Nel restituire questo spazio all’intera umanità, è stato giustamente inteso quanto ogni visitatore possa lasciarsi rigenerare da ciò che vede, ascolta e prova”.
La ricostruzione della Cattedrale di Notre-Dame “è stata l’occasione di un incontro che ha dilatato gli spazi dell’accoglienza e della partecipazione al di là dei confini dell’appartenenza ecclesiale”. Poi il Papa ha esortato i vescovi, i presbiteri, i diaconi, le persone consacrate e i seminaristi di Francia: “Lasciatevi ispirare da quanto è avvenuto qui! Anteponete a tutto l’Evangelii gaudium, ossia quella conversione missionaria che Papa Francesco ci ha testimoniato sin dalla sua prima Esortazione Apostolica”.
Papa Leone XIV al clero: “Valorizzate i missionari laici, avamposto della Chiesa”
Papa Leone XIV si è rivolto ancora al clero francese: “Dalle coste del nord fino al Mediterraneo, dalle aree interne ai dipartimenti d’oltremare, siate una Chiesa viva, multiforme e vicina. La povertà di mezzi non impedisce la missione, poiché è la grazia di Dio a facilitare la libertà interiore e la sobrietà della vita, così da riflettere uno stile evangelico. In tutto ciò – ha incoraggiato il Pontefice nell’omelia della celebrazione dei Vespri, nella Cattedrale di Notre-Dame di Parigi -, valorizzate con fiducia la presenza missionaria dei fedeli laici, che sono l’avamposto vivente della Chiesa nei crocevia del mondo quotidiano”. Se Notre-Dame è il “segno di tale incontro” nel centro di Parigi, “a maggior ragione le altre città e regioni di Francia, anche le più periferiche e rurali, saranno trasfigurate da una presenza missionaria semplice e benevola, che aiuti anche la composizione delle differenze culturali e la guarigione delle ferite presenti nelle nostre società”.
“A voi che celebrate quotidianamente l’Eucaristia, chiedo di avere cura che le celebrazioni liturgiche siano sempre vissute con dignità e decoro, anche laddove si radunano comunità più piccole” ha poi aggiunto Papa Leone XIV, sempre nella Cattedrale di Notre-Dame. E al clero ha detto: “Siate eredi consapevoli dei Padri e dei Santi della Chiesa che lungo tutti i secoli ci hanno trasmesso il significato profondo e la bellezza della liturgia, testimoniando sempre una grande umiltà davanti al Mistero celebrato”. Il Pontefice ha ricordato il Concilio Vaticano II, “la cui ricchezza deve molto alla Francia” che “ha raccolto e approfondito in maniera eminente tale eredita’, riconoscendone la centralità nella vita ecclesiale”. Leone ha quindi esortato “tutti, vescovi, presbiteri, diaconi, persone consacrate, a coltivare un autentico amore per la liturgia e a essere testimoni e servitori della vocazione profetica, sacerdotale e regale dell’intero popolo di Dio”.
“La liturgia rimane in questo uno specchio della vita”, ha concluso Papa Leone XIV. “La gioia eucaristica si afferma e si diffonde dove l’armonia è ritrovata, dove la dignità rinasce, dove l’autorità si fa servizio, dove la libertà si rimette in cammino. È il dono più grande che possiamo condividere”.



